Jar Moff

Financial Glam

2013 (PAN) | sound-collage

Tra i progetti più eversivi, dirompenti, originali (non si dovrebbe temere di usare questo termine, di tanto in tanto) degli ultimi tempi, al misterioso Jar Moff spetta una posizione di prim'ordine. Superati con un balzo tutti i cliché e le ovvietà che circondavano da tempo l'ambiente del collage sonoro, volto a una sintesi emotiva e concettuale delle notevoli potenzialità comunicative del proprio sound, lo sfuggente artista greco ha coniato nell'arco di tre anni uno dei linguaggi più interessanti delle musiche altre, al punto da accattivarsi le grazie della più importante etichetta europea del settore, la PAN di Bill Kouligas.
Capace quest'anno di un ulteriore colpaccio, “Traditional Music Of Notional Species Vol. I” del produttore Rashad Becker, la label tedesca, non paga di aver “portato alla ribalta” il magnifico caos organizzato di “Commercial Mouth” e aver reso onore al talento del sound-artist di stanza ad Atene, propone a sorpresa un suo nuovo Lp, a dieci mesi di distanza dal precedente. Un precedente di cui “Financial Glam” si pone come diretto successore non soltanto in maniera strettamente cronologica: eppure, anche questa volta gli spunti inattesi non tardano a bussare alla porta.

Se già il titolo e la copertina astratta su campo bianco rimandano ai fasti del recente exploit, la struttura del disco si ripresenta pari pari nei solchi di questo nuovo vinile. Un brano per lato (ma sarebbe meglio dire un lungo manifesto d'entropia applicata in musica), uno denominato con il titolo del disco, l'altro intitolato attraverso un miscuglio inintelligibile di cadenze greche e accostamenti fonetici inventati di sana pianta, di durata grossomodo analoga: l'ossatura portante per gli straripanti contenuti a firma Jar Moff è rimasta la stessa identica, non vi era poi bisogno di stravolgere quello che a conti fatti sta diventando un trademark dell'autore.
Eppure, non si può negare che il nuovo lavoro non sia qualcosa di diverso, non segni a suo modo una cesura rispetto alla sfacciata impetuosità delle sue prime produzioni: tempi più lunghi e dilatati, un atteggiamento più rilassato alla “composizione” (nei limiti di una proposta che parte da tutt'altri presupposti), un districarsi di suoni che si scopre più graduale nel proprio avvicendarsi. Mica male, da chi aveva abituato a un'impostazione ben più frenetica per la propria arte; paradossalmente però, è questa sottile, piccola-grande novità nell'approccio a tarpare per la prima volta le ali dell'entusiasmo.

Lo abbiamo visto condensare glitch, elettronica povera, spunti industrial da impianti in disfacimento, insomma, le tendenze più eterogenee in un magma sonico di portata visionaria, nel quale ogni stilla, ogni frammento acquisisce una logica sua propria, senza perdersi in passaggi a vuoto. “JMEPSP” peraltro rendeva manifesto come riuscire a prolungare il discorso senza smarrire un singolo frammento di quella prodigiosa intensità costruita secondo dopo secondo. Qui invece, l'equilibrio viene a mancare in più di un'occasione: per quanto lontanissime dai corti-circuiti impro dei Zs, le lunghissime (entrambe oltre i venti minuti) dissertazioni di “Financial Glam” avrebbero senz'altro goduto del maggior bilanciamento su cui si reggono gli allucinati scenari di “Grain”.
Ma qui, la tendenza è spesso quella di allungare il brodo, di disperdere gli incastri e le sovrapposizioni in un incedere che a tratti assume pure bizzarre qualità “ambient” (le virgolette non sono un semplice vezzo, si ascoltino certi passaggi di “Kresentosiagona”), lambendo a più riprese territori prossimi all'atmosfera. Niente di male in senso assoluto, peccato però che a volersi affidare a una maggiore distensione d'insieme, l'anarchica devastazione suo segno distintivo venga notevolmente smorzata, controllata, rendendo l'ascolto indubbiamente molto meno affascinante del previsto.

Senz'altro Jar Moff, da (non-)compositore di talento qual è, è alla ricerca di nuovi veicoli espressivi per trasmettere il suo messaggio di annichilente distruzione (influenzato anche dal clima di crisi e dalle manovre di austerity che da tempo affliggono la Grecia). Si tratta, insomma, del classico disco di transizione, della prova di rodaggio volta a esplorare orizzonti diversi. Non vi è dubbio che di sorprese dietro l'angolo se ne prospettino ancora molte.

(05/01/2014)

  • Tracklist
  1. Financial Glam
  2. Kresentosiagona
Jar Moff su OndaRock
Recensioni

JAR MOFF

On How To Lubricate Capital's Effect

(2014 - Self-released)
Il misterioso collagista greco nell'installazione conclusiva della sua trilogia sul capitalismo

JAR MOFF

Commercial Mouth

(2013 - PAN)
Un misterioso assemblatore di suoni alle prese con un impetuoso taglia e cuci

Jar Moff on web