Museo Rosenbach

Barbarica

2013 (Immaginifica) | symphonic-prog-rock

Chi si ricorda dei Museo Rosenbach? Sicuramente chi ha vissuto i “magici” anni 70 sa bene di chi si parla, ma non sarà certamente mancato qualche giovane ascoltatore che sarà sobbalzato sulla sedia alla notizia del ritorno di un tale nome. Quarant’anni fa nacque il superuomo di “Zarathustra”, un disco divenuto leggenda postuma dopo la censura mediatica del tempo che ne tarpò le ali. Le sue colpe: il busto del duce che fa capolino nel collage in copertina, unito allo storico equivoco associato all’opera di Nietzsche.
Negli anni successivi nessuno poté tuttavia negare l’enorme impatto che "Zarathustra" ebbe sulla scena progressive italiana, divenendone guida e ispirazione per lungo tempo e venendo gradualmente riconosciuto tra i suoi capolavori, se non il capolavoro, superando inesorabilmente anche i confini nostrani. Dopo lo scioglimento prematuro, con conseguente sparpagliamento dei suoi membri (da ricordare l’ingresso di Golzi nella formazione dei Matia Bazar), l’unico episodio sotto il nome del Museo Rosenbach, con formazione decisamente ridotta, risaliva a quell’“Exit” del 2000 che suscitò reazioni controverse e pochi momenti memorabili.

Dopo aver fatto rivivere il suo capolavoro lo scorso 2012 con “Zarathustra Live In Studio”, con “Barbarica” la band sembra quindi intenzionata a concretizzare un ritorno in vecchio stile, vista tra l’altro la presenza di tre membri fondatori: Moreno, Golzi e il frontman “Lupo” Galifi. Sicuramente le sonorità dell’album richiamano pesantemente, e anche piuttosto anacronisticamente, quel progressive sinfonico di vecchia maniera, con volontarie citazioni al lontano esordio del 1973.
Come spesso accade in questo ambito, la maggior parte degli sforzi convergono nella suite “Il Respiro del Pianeta”, che risulta essere il brano più riuscito dell’opera: una classica maratona progressive, trasudante mestiere; molto mestiere. Da un lato le idee non mancano e l’entusiasmo è palpabile, come si potesse percepire un desiderio di ritornare alla beltà di un tempo da parte dei tre arzilli senatori del prog. Stupisce il notevole livello di forma di Galifi, protagonista di una prestazione vocale in diversi punti davvero convincente, oltre alle solite egregie dinamiche regalate dalla batteria di Golzi.

Ciò che convince molto meno è l’ “effetto spezzatino” che affligge buona parte del brano, risultando in diversi punti un po’ forzato nei numerosi cliché che propone. Un peccato ammissibile quando commesso da un emergente gruppo di ragazzini, ma un’ingenuità decisamente meno conciliabile con l’esperienza di chi ha posto le basi di un genere, perdendosi talvolta in tempi dispari e cambi di atmosfere un po’ troppo artefatti.
Tuttavia nel suo complesso “Il Respiro del Pianeta” rimane un brano apprezzabile, nel quale il tema dell’opera prende piede, lodando l’amore del pianeta nei confronti di una società sempre più barbarica, corrotta e avida. Non mancano retorica e passatismi, ma accettiamo con rispetto il punto di vista di chi ha qualche anno di esperienza alle spalle.

Segue “La Coda del Diavolo”, la quale propone un interessante andamento a due facce: dalla solenne ed evocativa introduzione all’improvviso cambio di marcia trascinato da una travolgente fuga strumentale, seppur parzialmente guastato da qualche scelta stilisticamente datata.
Purtroppo, “Barbarica” sembra aver a questo punto già giocato le sue carte migliori. I problemi evidenti arrivano con le restanti tracce, dove i tre, spalleggiati da baldi comprimari (Senis, Meggetto, Borelli e Libra), perdono la bussola e si muovono faticosamente fra arrangiamenti divenuti qui improvvisamente bolsi, conditi di sonorità spesso antiquate e liriche farraginose. Il risultato è un patchwork  esasperato alla continua ricerca del colpo d’effetto, magari proponendo intuizioni singolarmente interessanti ma scaraventate in un disegno incoerente e frastagliato, assolutamente non fluido.

L’impressione che si ha è quella di una voglia di strafare che improvvisamente scappa di mano e produce un’opera inizialmente piacevole, pur con le sue pecche, ma in seguito eccessivamente pesante e a larghi tratti claudicante, lasciando il tipico amaro in bocca della possibile occasione mancata.

(16/01/2014)



  • Tracklist
  1. Il Respiro Del Pianeta
  2. La Coda Del Diavolo
  3. Abbandonati
  4. Fiore Di Vendetta
  5. Il Re Del Circo
Museo Rosenbach on web


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