Akos Rozmann

Tolv Stationer

2014 (Editions Mego) | musique concrete, process-generated

Edita postuma da Ideologic Organ, affiliata di Editions Mego, è la versione completa e definitiva della maggiore opera dell’organista nato a Budapest e scomparso nel 2005, già pubblicata nel 2012 in versione ampiamente ridotta. Concepita per voci registrate e pianoforte (anche preparato), la composizione ha richiesto a Rozmann un arco di tempo che va dal ’78 al 2000 - 2001 se si considera anche registrazione e mastering - anche se interrotto da una pausa di più di una decade tra ’84 e ’97.

Il risultato è un mastodonte in sei parti distribuite in settuplo cd, sei colossi che si spartiscono dodici “Stationer” superando le già ampie proporzioni della sua precedente “Bilder Inför Drömmen Och Döden” (1978). Rozmann non fa intendere stacchi netti tra i movimenti e in questo dimostra un modus Mahler-iano; ogni stazione è una landa di eventi senza grande correlazione e senza particolare temperatura, e che nondimeno generano sorpresa e shock. Il vasto ciclo ha in sé un percorso d’ascolto, ma il suo spettro in realtà è largamente indecifrabile.

La prima parte è un labirinto interminabile di strepiti e voci Stockhausen-iane, modificate all’inverosimile (finanche a suonare come ruggiti di belve). Nella seconda l’uso della distorsione produce effetti di ronzii in continua mutazione, a due passi dall’alea dei radioworks e del piano percussivo di John Cage.
La “Part III” sfiora, pur in due sotto-parti, le due ore di durata, un enorme calderone di voci distorte che sfrecciano nel vuoto, cangiando in bestie demoniache e poi risuonando come un’orchestra che vibra rarefatta tra i versi caotici. Il pianoforte ha in tutto questo un uso dosatissimo, come dei pulviscoli dissonanti da fattucchieria. Nella quarta e quinta parte la casualità estrema diventa continuum vocale alla Ligeti e lo spazio si fa cosmico: lacerti si muovono senza forma in una tenebra inestricabile, i versi animaleschi degli ascolti precedenti fluttuano in uno spaziotempo indefinito. L’ultima parte è un viaggio di sogno; attacca con un carillon di fiaba che poi lentamente si sgretola in toni cupi; le voci vagano in un trip tonale e atonale. Finalmente, voci e piano convergono in un requiem galattico oltremodo rarefatto.

Il tentativo più radicale, efferato, ma anche sfocato e megalomane della seconda ondata di musique concrete; naturalismo sottozero, compensato da un’amplissima, sordida e forte visione orrorifica. Quanto a proporzioni, è secondo solo al “Licht” di Stockhausen. Oltre alle dodici stazioni vi è un’altra suddivisione che è, forse, il significato primo e ultimo: “Contemplating The Buddhist Wheel Of Life” (prime sette stazioni), “From Hell To Heaven?” (ultime cinque). Cofanetto di superlusso corredato di ampia guida all’ascolto.

(09/01/2015)

  • Tracklist

Cd1

 

  1. Part I: Rekvisitasalen I (Property - Room I)

 

Cd2

 

  1. Part II: Rekvisitasalen II (Property - Room II)

 

Cd3

 

  1. Part III-1: Det Svarta Hålets Innehåll Och Live (The Contents And Life Of The Black Pit)

 

Cd4

 

  1. Part III-2: Det Svarta Hålets Innehåll Och Live (The Contents And Life Of The Black Pit)

 

Cd5

 

  1. Part IV: Helvetets Övergivande (The Abandonment Of Hell)

 

Cd6

 

  1. Part V: Uppvaknandet (The Awakening)

 

 

Cd7

 

  1. Part VI: Uppvaknandet (The Awakening)
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