Jim-E Stack

Tell Me I Belong

2014 (Innovative Leisure) | house

Maggio 1999, Moby racchiudeva nel suo “Play” quella che resta a tutt'oggi forse la più importante lezione in ambito pop sul costruire musica esclusivamente via sampling. Il tutto rinvigorendo in maniera decisiva le radici della popular music che affondano nel corposo universo black, e dunque ridando linfa in quantità al soul e al blues. Quindici anni esatti dopo, un giovane producer di San Francisco (ma oggi di base, guarda a caso, a New York) con poco più di un nome sul suo curriculum firma per Innovative Leisure e ripete l'operazione, facendo gridare un po' ovunque al miracolo.

Un breve giro tra press release e info su internet e scopriamo di stare parlando di uno che fino a cinque anni fa sognava di fare il jazzista da grande, e che un giorno venne folgorato sulla via di Damasco da J Dilla prima e dal grime poi. Interessante più di ogni altra cosa è che in “Tell Me I Belong” di tutto ciò quasi non troviamo traccia, eccezion fatta per qualche richiamo jazz piazzato qua e la: c'è, invece, una parata di suoni recapitata dritta dritta dalle tradizioni black di cui sopra e incanalata con precisione chirurgica nelle direttrici dell'house delle origini. File under: 1988.

Descritto così, potremmo stare parlando di un nuovo profeta della reincarnazione garage (quello made in Usa), e pezzi come l'incalzante “Is It Me”, la paradisiaca “Below” e la cullante “Reasuring” parrebbero confermare l'impressione, rivelando al tempo stesso un'attenzione quasi maniacale per l'extra-ordinario. Non ci sta il giovane Jim a passare per un nostalgico qualsiasi, e allora infila qui una vocina digitale, lì un giro di synth sfilato dalle tasche a Jay Shepeard e dall'altra parte ancora un accordo di piano che nemmeno Christian Prommer avrebbe mai avuto l'ardire di scegliere.

Jim ci sa fare, e il gioco, perché di tale si tratta, diverte anche fino a quando si limita a questo. Arriva pure a far godere, quando da un synth o da un sample ci tira fuori melodie caramellate a puntino: si prenda l'iniziale “Somewheres” o la giostra finale di “Wake”. Peccato che il Nostro non si accontenti, e per dimostrare di avere pure delle orecchie ben salde sull'oggi, sporchi tutto con maldestri tentativi simil-urban (“Run” e la brevissima “Ease Up”, leggasi “Dilla non gli ha insegnato niente?”), l'inchino al tropical bass di “Without” o il goffo martello di “Out Of Mind”.
Le doti non si discutono, ma la strada da fare è ancora tanta.

(08/09/2014)

  • Tracklist
  1. Somewheres
  2. Run
  3. Below
  4. Reassuring
  5. Everything To Say
  6. Is It Me
  7. Out Of Mind
  8. Ease Up
  9. Without
  10. Wake
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