Basta leggere il titolo della prima canzone, "Al mio funerale", e ascoltare il suo testo, per esempio quando si dice "se il mondo è la barca di Dio, questo è il porto dove scendo io", per capire subito le atmosfere e il mood che si respirano in questo terzo disco del modenese Emiliano Mazzoni. Ambientazioni cupe e spoglie, dalle quali partono viaggi introspettivi fantasiosi e complessi, con un'attitudine da "fine corsa" ma senza rassegnazione, che se proprio ce ne dobbiamo andare, meglio farlo senza lasciare nulla di intentato.
Per ottenere questo risultato, Mazzoni mette al centro del suono il pianoforte, suonandolo con uno stile da murder ballad, e lavora in modo particolare sulla propria espressività vocale. Il suo timbro è sempre in equilibrio fra teatralità e sciamanesimo, ma risulta decisamente più modulato, con una grande attenzione sia alle tonalità sia all'intensità. Il piano svaria tra accordi e arpeggi, con i primi che accompagnano la voce e i secondi che invece fungono da ponte tra una strofa e l'altra. Attorno a questo nucleo centrale le chitarre e la sezione ritmica potrebbero sembrare soltanto un elemento secondario e di accompagnamento, invece la loro presenza è importante per dare il necessario dinamismo agli arrangiamenti e aumentare ulteriormente la potenza espressiva di queste canzoni. "Il meschino" aumenta il proprio effetto di morbida carezza grazie alle percussioni spazzolate; "La metà" è particolarmente drammatica anche perché è il brano più elettrico di tutto il disco; "Faccia da uomo" è tenebrosa e accusatoria grazie al ritmo marziale imposto da basso e batteria e all'azzeccato uso di una seconda voce femminile nel ritornello.
Ovviamente, affinché un'idea artistica del genere raggiunga il proprio scopo, è necessario che i testi possano vantare una grande efficacia, e qui l'autore ha compiuto perfettamente la non facile missione. Le sue parole sono sempre molto essenziali e dirette, ma allo stesso tempo godono della forza poetica giusta per far vivere all'ascoltatore le diverse situazioni raccontate. Tra concreto esoterismo ("quello che vedono i gatti, come alcuni matti, son misteri un po' per tutti"), collegamenti tra passato, presente e futuro ("guardo una nube sopra il cielo della scuola, stacco a morsi un giorno brutto lo accartoccio, poi lo sputo"), contrasti tra la voglia di legarsi a qualcuno e quella di non ingabbiarsi ("se proprio vuoi farmi una promessa, promettimi che non la manterremo mai"), risulta molto facile sentirsi immersi in queste storie dalle quali trasuda voglia di credere in se stessi e di mantenere salda la propria dignità in situazioni oggettivamente difficili. Non ci si rassegna, ma nemmeno si fanno proclami: si capisce di vivere una vita problematica e si lotta con una composta fierezza.
La compenetrazione tra le diverse abilità sopra descritte non può che dare un risultato di grande impatto musicale, poetico ed emotivo. Chi darà un'opportunità a questo disco ne rimarrà irrimediabilmente colpito al primo ascolto. Emiliano Mazzoni ha realizzato un lavoro forte e coinvolgente, nel quale situazioni e sensazioni scomode sono così ben rappresentate che l'ascoltatore appassionato sarà quasi contento di viverle con un simile realismo.
26/08/2016