Pop. 1280

Paradise

2016 (Sacred Bones) | synth-punk, industrial-rock

Come dicono le note di pubblicazione, “Paradise” è il disco più elettronico pubblicato finora dalla formazione americana, un’opera che, tra scansioni minacciose, synth striscianti e sample, mira a raccontare lo stato delle cose di un’umanità in declino a causa del peso sempre più eccessivo della tecnologia. Perfetta, dunque, come opening track, una “Pyramids On Mars” in cui la struttura meccanica fa il paio con una sensazione di angoscia imperante.

La noise-wave garagista dei dischi precedenti è, ormai, solo un ricordo, sostituita da numeri di techno-futurista che mimano echi industrial, rovistando tra le pieghe di anime morte che abitano corpi ormai robotici. Le liriche non fanno altro che trasmetterci una disperazione figlia di una visione cinica e distaccata, e per questo evidentemente più sincera, della realtà. E anche quando, dietro l’inferno di stridori e parole velenose, si apre improvviso lo squarcio ambient della title track, tutto è comunque carico di sinistri presagi. Quando, invece, in “Rain Song” si manifestano gli orrori di un quotidiano sempre più asfissiante, nulla può ferirci, perché in fondo eravamo già preparati.
La scelta della band è certamente coraggiosa e in più di un momento le cose non funzionano neanche malaccio. Tuttavia, se i Nostri sembrano già a loro agio con questo tipo di sound, mancano ancora i brani veramente memorabili, anche perché le influenze sono ancora tutte da digerire a dovere.

In ogni caso, se “In Silico” potrebbe farvi venire in mente, a ragione, cose tipo i DAF ma anche i Chrome della seconda fase, con tutto un gioco di stroboscopie, anche liriche (“I dream in infrared”, canta, a un certo punto Chris Bug), che ci precipitano in un ballabile sovraeccitato e, a dirla tutta, un tantino stiracchiato, “Chromidia”, dal canto suo, srotola un sound cavernoso e ossessivo che, anche grazie al ghigno beffardo di Bug, rimette in circolo il virus dei Cop Shoot Cop, che scuote anche le fondamenta della più caotica “USS ISS”. In coda, tra la cupa ballata androide di “The Last Undertaker” e la corsa verso il disastro, in perfetto stile Ebm, di “Kingdom Come”, si consumano gli ultimi bagliori di questo tormentato dispaccio dal “qui ed ora”.

(03/02/2016)

  • Tracklist
  1. Pyramids on Mars
  2. Phantom Freighter
  3. In Silico
  4. Chromidia
  5. USS ISS
  6. Paradise
  7. Rain Song
  8. The Last Undertaker
  9. Kingdom Come

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