Ai tempi dell'uscita sul mercato discografico internazionale, nel novembre 1996, di "Pre-Millennium Tension" (4th & Broadway/Island), la critica mondiale salutò questo terzo lavoro di
Tricky (all'anagrafe, Adrian Nicholas Thaws) come un punto fermo di tutta la scena
trip-hop.
Tricky, che dalla sua natia Bristol mosse i sui primi passi nel collettivo hip-hop underground The Wild Bunch durante la seconda metà degli anni Ottanta, partecipò attivamente a quello che viene unanimamente considerato il primo manifesto dell'allora nascente trip-hop, vale a dire "Blue Lines" (Circa/Virgin, 1991) dei
Massive Attack, i quali erano in pratica la naturale prosecuzione di quel gruppo di giovani amici che si divertivano a mescolare il reggae con le ritmiche di
Grandmaster Flash e degli Sugarhill Gang.
Tricky si mise in proprio con l'album "
Maxinquaye" (4th & Broadway/Island, 1995) che, oltre a raccolgliere consensi a destra e a manca, vendette assai bene sui mercati internazionali. In quel suo primo album (da molti considerato una pietra miliare del trip-hop), Tricky, contrariamente alle aspettative di facili successi commerciali, rese mano mano più cupo il suo
sound, prima attraverso "Nearly God" (Island, 1996) e poi con questo sorprendente "Pre-Millennium Tension".
Mai come allora il suono si era fatto così scuro e, soprattutto, sperimentale, che poco concedeva alla facile melodia o commerciabilità del prodotto.
Già l'iniziale "Vent", con il suo minimale
refrain di chitarra su una ritmica in bassa battuta, ne è un esempio lampante. "Tricky Kid" e "Bad Dreams" sono due esempi di trip-hop ipnotico e notturno come raramente è accaduto con i Massive Attack. "Ghetto Youth" riesuma i sermoni politicizzati di Linton Kwesi Johnson e la "poetry" dei
Last Poets e di
Gil Scott-Heron. "My Evil Is Strong" è puramente astratta, tanto da sembrare costituita solo da spezzoni musicali assemblati in maniera aleatoria (seppur mantenendo un impianto melodico di fondo). Sulla stessa falsariga si pone la conclusiva "Piano", che sarebbe potuta appartenere a "#1" (Astralwerks, 1994) degli Skylab.
In tutto questo bailamme di stravaganze sonore in chiave "downtempo", gli unici momenti in cui si ritorna a degli stili più canonici sono l'hip-hop suonato di "Lyrics Of Fury", l'armonica blues su un ritmo ferroviario di "Bad Things" e, specialmente, la bella melodia soul di "Makes Me Wanna Die", in cui la
vocalist Martina Topley-Bird riesce a riesumare il timbro di
Sade ma in chiave
indie anni Novanta. L'unico vero
hit-single dell'album fu "Christiansands", anch'esso molto poco "pop".
Tricky, con questo suo personale capolavoro, si dimostrò essere un
producer creativo e fantasioso, molto poco derivativo da gruppi madre del genere come, appunto, i concittadini Massive Attack,
Portishead e i più underground ed elettronici
Third Eye Foundation. Purtroppo, questa promessa venne solo in parte mantenuta nei suoi dischi successivi, tra alti e bassi artistici.
Questa bella edizione rimasterizzata e ampliata della Cherry Red contiene anche alcune dignitose
b-side estratte da singoli ed Ep, usciti a cavallo dell'album, tra cui "Flynn", "Devil's Helper" e "Grass Roots" (buone canzoni, ma inferiori qualitativamente rispetto all'album in questione). Non mancano anche un paio di rarità, come i remix di "Makes Me Wanna Die" e di "Piano", di cui però rimangono preferibili le versioni originali.
Il libretto è stato corredato da buone note del giornalista del Record Collector's Paul McGuinness, che ripercorrono la genesi di questo importante disco. Il livello del
remastering è buono, anche se non se ne sentiva però necessariamente il bisogno, se comparato con la stampa originale.