Danny Brown

uknowhatimsayin¿

2019 (Warp) | hip-hop, hardcore-hip-hop

This is my version of a stand-up comedy album. Most of my close friends now aren’t rappers—they’re comedians and actors. So I wanted to create something that mixed humor with music. Something that was funny but not parody.
Inversione di rotta per il rapper di Detroit, a tre anni dal suo acclamato successo "Atrocity Exhibition", apprezzato anche in territori rock. Se quell'album ammiccava alla musica bianca e sperimentale, rimanendo nell'immaginario malsano che il nostro Brown corteggia sai tempi del capolavoro "XXX" ('11), qui invece i riferimenti per i testi sono gli stand-up comedian e la musica richiama la tradizione del rap umoristico, da commento sociale più sarcastico e sardonico che banalmente comico o parodistico. Questo almeno secondo i propositi dell'autore. Perché dietro al microfono c'è sempre una persona psicotica, cresciuta in una città in deprimente decadenza come Detroit, con gravi problemi di tossicodipendenza mai veramente risolti. Alla fine, quindi, l'idea dello spettacolo comico viene traviata dalla mente tormentata di un musicista sull'orlo dell'abisso, nonostante l'apporto alla produzione dell'immarcescibile Q-Tip (anche executive) e di altri fuoriclasse come Flying Lotus faccia quello che la miglior produzione può fare per tenere a bada gli incubi del rapper. Inevitabile che il risultato ricordi più le spiazzanti, disturbanti battute del "Joker" di Todd Phillips interpretato da Joaquin Phoenix che l'esilarante Slick Rick o il celebre attore e comico Dave Chappelle.

In "Dirty Laundry", per esempio, Brown racconta l'amorevole, si fa per dire, storia di un uomo ossessionato da droghe e sesso, che approfitta della disperazione di prostitute e semplici squattrinate per gioire di amplessi disordinati e squallidi. Altrove sguinzaglia un avvilente nichilismo, che lo porta a girovagare senza sosta in un labirinto di droga, sesso e ansia, sempre al margine della pazzia ("Change Up", "Belly Of The Beast"). L'unico clown possibile è quindi quello disperato, sadico, cinico e l'unico sorriso è quello sforzato, finto, amaro.

Certo, sarà per il contributo rasserenante di Q-Tip, sarà per una delivery meno aggressiva del rapper, sarà per qualche sfumatura positiva nei testi in mezzo a tanto marciume, fatto sta che questo risulta un album meno lugubre dei precedenti, il più divertente e più facile da ascoltare dell'intera discografia. Sicuramente questo invidiabile risultato è aiutato dal modesto minutaggio, tenuto intorno alla mezz'ora, ma anche dalle eccellenti collaborazioni, dai Run The Jewels a Jpegmafia, passando per Thundercat. Chi voleva di più, magari un nuovo spiazzante e sperimentale album a tema, dovrà tuttavia aspettare il sesto disco.

(10/10/2019)



  • Tracklist
  1. Change Up
  2. Theme Song
  3. Dirty Laundry
  4. 3 Tearz (feat. Run The Jewels)
  5. Belly Of The Beast (featuring Obongjayar)
  6. Savage Nomad
  7. Best Life
  8. uknowhatimsayin¿ (featuring Obongjayar)
  9. Negro Spiritual (featuring Jpegmafia)
  10. Shine (featuring Blood Orange)
  11. Combat
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