Jay Som

Anak Ko

2019 (Polyvinyl) | indie-rock, bedroom pop, dream-pop

Uno degli aspetti più interessanti, almeno tra quelli direttamente osservabili, del passaggio di un individuo all'età adulta è il mutamento, più o meno repentino, dei suoi gusti estetici – l'apertura a modelli fino a ieri ripudiati, la mitigazione del suo vestiario ad esempio, in generale maggior flessibilità e morbidezza. In realtà, molto spesso non si tratta di un vero e proprio cambiamento, quanto di una conseguenza della maggior coscienza di sé degli individui, che li porta a sentirsi a proprio agio in nuove forme. È quello che è successo a Melina Mae Duterte (in arte Jay Som) con questo "Anak Ko", suo dichiarato coming of age discografico.

Dato il chitarrismo da cameretta, ispido come si confà a questo genere di produzioni, di "Everybody Works" del 2017, la varietà delle scelte operate da Jay Som arrangiando questo sophomore è a dir poco sorpendente. Anzitutto, le chitarre la fanno da padrone soltanto nei primi tre brani, quasi a voler segnare una sorta di continuità con i vecchi sapori. Si presentano comunque molto più versatili e imprevedibili; in "Superbike" fanno da trompe-l'oeil dream-pop sui muri della cameretta della vecchia Melina, in "Peace Out" sono addirittura telluriche, intimidatorie verso uno spiacevole interlocutore. Questo e altri testi di "Anak Ko" mostrano un ulteriore livello di crescita dell'artista, che oggi affronta nemici, fantasmi e problemi vis-à-vis. La musica non è più dunque mero rifugio, ma veicolo positivo del nuovo atteggiamento.

Arrangiato con gran classe, "Devotion" è il primo brano a spiazzare per davvero, con la sua ritmica glitterata e il fantastico duetto tra chitarra twang e acquarelloso xilofono. "Nighttime Drive" sfocia in un rigoglioso finale d'archi gustosamente sixties, mentre la magnetica "Anak Ko" irradia toni diametralmente opposti, arpeggi cupi, vagamente minacciosi e presenta piccole deformazioni elettroniche. "Devotion" mette sul piatto anche una timida drum machine, finendo però col comporre con "Crown" la doppietta di canzoni meno elettrizzanti. Splendido, invece, il finale di "Get Well", che con le sue slide guitar fa scivolarci nei tiepidi rossi del tramonto di copertina.

In tagalog (idioma delle Filippine, delle quali la Duterte è originaria) "Anak Ko" significa figlio mio, ed è il tenero epiteto con in quale terminano molti degli sms che la madre ha inviato a Jay Som dopo il suo allontanamento da casa. La scelta del titolo rimarca certamente il legame con il vecchio nido, ma soprattutto l'atteggiamento da gestante dell'autrice venticinquenne verso la sua nuova creazione, concepita in mistica intimità nei pressi del Joshua Tree. Se l'ideazione del disco è avvenuta in fondamentale solitudine, altrettanto importante è il contributo ottenuto in sede di registrazione da diverse compagne di scena (in particolare dalla collega e amica newyorkese Vagabon), che hanno permesso la varietà di colori e soluzioni del lavoro.

(30/08/2019)

  • Tracklist
  1. If You Want It
  2. Superbike
  3. Peace Out
  4. Devotion
  5. Nighttime Drive
  6. Tenderness
  7. Anak Ko
  8. Crown
  9. Get Well


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