Those Darn Gnomes

Calling Whitetails To A Tuned Bow

2019 (Nefarious Industries) | art-rock, death-noise, avant-metal

Suoniamo come il fottuto inferno
(Christian Molenaar)

Quando sembra stia iniziando un disco di country-folk, ecco deflagrare una violenta bolgia free-jazz-metal in cui Mark Steuer (synth, voce), Christian Molenaar (banjo, flauto, chitarra, sassofono), Russell Case (fisarmonica, basso, synth) e Bryon Wojciechowski (batteria), assistiti da un manipolo di amici musicisti, cercano di dedurre forme dalla matassa ingarbugliatissima del caos. Per i primi cinque minuti di “Birds” (questo il nome del brano) si è in balia di questi pazzi scatenati di San Diego e sembra non ci sia modo di uscirne vivi. Lo stesso dosaggio di follia contraddistingueva il loro precedente album, “The Zodiac” (2016), solo che qui tutto è leggermente più a fuoco (se ha senso una cosa del genere), forse perché, come precisa la press release, “Calling Whitetails To A Tuned Bow” è stato approntato seguendo tecniche compositive algoritmiche derivate dalla coltura delle muffe…
Tuttavia, i Those Darn Gnomes (moniker legato all'universo del videogioco World of Warcraft) non commettono l’errore di spingersi verso un massimalismo ridondante e privo di sbocchi. La seconda parte di “Birds”, infatti, è appannaggio di un plumbeo scenario folk: intorno cresce il deserto e gli strumenti e le voci galleggiano sfiniti dentro la sua fantasmagoria di miraggi. Poi, la batteria comincia a stiracchiarsi le ossa, segno che bisogna mettere di nuovo tutto a soqquadro. E così sia.


La cacofonia della prima parte di “Hall” è, se possibile, ancora più disorientante: mentre la voce proprio non riesce a scegliere tra un growl belluino, il tono cartoonesco di una boy-band remixata dai Faxed Head e l’urlo disperato di un cantante appena defenestrato da un gruppo screamo, la musica continua a ricordare una versione aggiornata (in mezzo è passato un po’ di tutto, dal metal d’avanguardia, al post-hardcore, dal noise-rock più oltranzista, alla free-improvisation per ominidi) delle free form freak-out dei Red Crayola. Pazzia, orrore, disagio, nausea, eccitazione, dissolutezza. E via di questo passo, come in un puzzle emozionale i cui pezzi non combaciano, comunque tu li voglia ordinare.
La seconda parte del brano è occupata, invece, da una strana commistione di ambient psichedelica, arpeggi folk, squarci di musica concreta proveniente da una landa radioattiva, la voce di un crooner demoniaco e smottamenti noise, roba che ti viene da pensare al primo disco dei Faust, a quell’arte dello straniamento applicato al corpo della musica rock.

Guidata dalla ieratica voce di Katie Walker, “A Cliff In Our Garden” vira dalle parti del folk apocalittico, lasciandosi lentamente assediare dal minaccioso incedere delle chitarre, preludio all’ennesimo sballo sonoro, anche se questa volta a mantenere la barra dritta ci pensano le stesse chitarre, con il loro barrage di distorsioni fibrillanti.
La conclusiva “The Frail Stag (Vanity Sounds The Horn And Ignorance Unleashes The Hounds Overconfidence, Rashness, And Desire)” passa in rassegna un vertiginoso esempio di noise-metal destrutturato, un vortice dark-ambient e una sonata per pianoforte che va a morire in burrasca harsh-noise.
Influenzato dal tema della trasformazione innescata dalla fine dell'innocenza, con riferimenti più o meno espliciti a “Il cacciatore" di Michael Cimino e all'arazzo olandese del XVI secolo "The Hunt Of The Frail Stag", "Calling Whitetails To A Tuned Bow" è un trip sonoro che assomiglia ai nostri peggiori incubi.

(28/12/2019)

  • Tracklist
  1. Birds
  2. Hall
  3. A Cliff In Our Garden
  4. The Frail Stag (Vanity Sounds the Horn and Ignorance Unleashes the Hounds Overconfidence, Rashness, and Desire)
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