Momus - Athenian

2021 (Darla/ American Patchwork)
art-pop
Arguto menestrello del nonsense, poeta dell’allegramente triste, emarginato per eccellenza nonostante le lusinghe della critica, Momus (Nicholas Currie) è uno dei pochi musicisti che ha trasformato l’eccentricità in una forma d’arte in bilico tra avanguardia e fertilità pop. Artefice di smisurate mutazioni creative, il musicista inglese ha trascorso l’infanzia tra Atene ed Edimburgo, prima di rientrare a Londra e reinventarsi come Momus. Berlino, Parigi, New York e Tokyo ne hanno cullato l’ingannevole vitalità pop. Con il passare del tempo, forte delle molteplici esperienze con altri artisti, il giovane Nicholas, che sognava di emulare Joni Mitchell e David Sylvian e nello stesso tempo coltivava la passione per il versante più cabarettistico e decadente di David Bowie, ha messo in piedi una serie di album sempre più scontrosi e geniali, svanendo dalle cronache della stampa musicale che conta.

Purtroppo anche “Athenian” rischia di essere accantonato nel reparto notizie, al pari dell’ultima decina di lavori pubblicati per la American Patchwork; al contrario, questo nuovo progetto è non solo stimolante ma anche maggiormente empatico e dilettevole, al punto da costringere a un rapido recupero dei capitoli trascurati. Mentre il precedente “Vivid” nasceva dall’angoscia per la pandemia, “Athenian” è il disco del ritorno al nomadismo, un viaggio che Momus ha intrapreso partendo proprio da quella Grecia che lo vide giovincello in cerca di amori, frivolezze e riferimenti intellettuali. Per Nicholas Currie è stata anche l’occasione per rispolverare vecchie passioni, come il folk greco e turco, il pop adolescenziale, nonché quegli attori comici che ne avevano reso lieve e stimolante l’adolescenza.

Definito dall’autore come un elogio alla leggerezza, il nuovo disco di Momus, pur senza discostarsi dagli ultimi progetti, è oltremodo sorprendente, grazie a un furtivo disincanto e a uno spirito burlesque che contagia le sedici tracce, tutte peraltro oggetto di dilettevoli video condivisi su YouTube.
“Athenian” è l’album vintage di Momus, ma è un approccio beffardo, scandito a tempo di paso doble (“Swansong”), gigionerie da cabaret (“My Moriarty”), comicità e sarcasmo (“Zooming”) e pregevolezze j-pop in salsa parigina (“Francoise”).
In “Athenian” il lato decadente e sardonico di Momus brilla e affascina come non mai, grazie a un trittico di autentiche perle: il soul-rap-dark di ”Horrorworld”, la grazia etno-folk di “The Existentialist” e la geniale ballata noir alla Bowie-Cohen “Doomscroll”.

Per gli amanti del lato più introspettivo e sofisticato dell’autore, ci sono molti episodi da amare senza riserve, come la sofisticata rumba-soul di “Under The Volcano” e l’elegante “Nono”, quest’ultimo prodromo alla singolare versione del classico di Jobim “Águas de Março” (“The Drizzle Of March”).
“Athenian” è un ulteriore tassello di una carriera sottolineata da un sarcasmo pungente e da una acuta e geniale liturgia pop, un altro cult-album che oltre a garantire il prevedibile plauso dei fan è destinato altresì a risvegliare la fama di Nicholas Currie. 








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