Proseguendo imperterriti con la media di un disco all'anno, i prolifici Aara toccano quota cinque, grazie a questo terzo nonché ultimo capitolo di una trilogia incentrata sul romanzo gotico "Melmoth L'Errante", opera del 1820 scritta da Charles Robert Maturin (prozio di Oscar Wilde).
Se nel titolo del primo episodio veniva citata la Dea greca dell'alba (Eos), nel secondo gli Aara hanno scelto la divinità primordiale del giorno (Hemera), per poi chiudere la pratica con Nyx, ovvero la notte.
I riferimenti letterari-mitologici ci aiutano a entrare a gamba tesa nell'immaginario tematico di questa band, ma c'è da dire che i tre svizzeri riescono a farsi riconoscere soprattutto attraverso altre peculiarità: una di queste è lo screaming di Fluss, una delle voci femminili più aspre e taglienti legate al mondo del metal estremo, senza dimenticare la parte strumentale (curata dal chitarrista Berg), in cui il black metal atmosferico degli Aara riesce a coniugare con grande maestria un'esecuzione brutale a esaltanti aperture melodiche (un approccio in cui si respirano umori sempre più arcani, sulla scia delle avventure legate al protagonista del romanzo).
"Triade III: Nyx" rappresenta la degna chiusura di un cerchio destinato a raccogliere i consensi di numerosi appassionati. "Heimgesucht" apre le danze come una scheggia impazzita, tra cambi di tempo improvvisi e affondi dal sapore drammatico, lasciando poi spazio alla già nota "Emphase Der Seelenpein" (un brano capace di echeggiare, nel riff centrale, i primissimi Katatonia!) e al violento incedere di "Moribunda", sette minuti abbondanti maggiormente in linea con il passato più viscerale degli Aara, quello dove l'intensità e la densità stessa della composizione si rincorrono fino a raggiungere l'apoteosi sonora.
La seconda parte del disco prosegue lungo questa direzione, prima con "Unstern" (alimentata da un pathos di matrice gotica) e poi con la battagliera "Des Wanderers Traum", in attesa del tassello conclusivo ("Edo Et Edam"), in cui tornano con prepotenza quelle vorticose melodie da sempre marchio di fabbrica del trio.
Un crescendo dunque privo di cadute, dove l'unica tregua possibile è riconducibile alle riflessioni filosofiche suggerite dalla band, pensieri nei quali l'autodistruzione dell'essere umano sembra essere l'unica strada percorribile: sì, perché "in questo mondo, l'unica preoccupazione degli abitanti è stata quella di accrescere la propria sofferenza o quella altrui, al massimo grado. Considerando che abbiamo avuto solo quattromila anni per esercitarci, bisogna ammettere che abbiamo compiuto notevoli progressi". Parola di Melmoth.