Emozionante e malinconico: così si può riassumere il nuovo disco dei Tenhi, "Valkama". Il titolo dal finlandese si traduce come "rifugio", ma può significare anche "porto", a dominare il disco, infatti, è il tema del viaggio verso la pace interiore, in particolare come allegoria del transito verso l'oltretomba.
Inizialmente il concept prevedeva l'approdo a Verisuma, l'isola dei morti dove riposa chi è caduto in guerra, ma il gruppo l'ha modificato dopo essersi reso conto che i temi toccati erano troppo realistici, preferendo un racconto più astratto e meditato.
L'album è riflessivo, scandito da inserti strumentali intelligenti che contribuiscono a donare una sensazione di serenità. Ed è anche arrangiato con delicatezza, tendendo al minimalismo, fattore che conferisce un retrogusto funereo. Coerentemente, la copertina è molto simbolica e mostra una piroga funebre che affonda in uno stagno imperturbato, dominata dal contrasto tra il blu glaciale dello sfondo e i colori accesi dei fiori che avvolgono il corpo indefinito.
Se le fondamenta del disco sono rappresentate dall'elemento acustico, le colonne portanti che conferiscono emozione e atmosfera sono però soprattutto gli interventi di pianoforte, intensi e sempre dosati. Le canzoni, come da tradizione, si prendono il tempo necessario per esprimersi, predilgendo la tonalità alla cinematicità, sovente raggiungendo una sintesi tra sacralità e senso del dolceamaro.
Nonostante rifugga dall'eccedenza strumentale, l'album è comunque variegato nelle sue componenti. L'iniziale "Saattue" - la traccia più lunga del disco - è dilatata fino a 11 minuti di durata, lasciando che le progressioni acustiche sostenute dai tappeti di tastiera e dai cori in lontananza si susseguano ad accompagnare l'ascolto, intriso di senso del sublime.
Per contro già la successiva "Kesävihanta" è una tenue ballata acustica impreziosita dal contrasto tra la ruvida voce di Tyko Saarikko e la soavità dell'accompagnamento femminile, che infonde un senso di rusticità e di solitudine. Il tutto si fonde poi nella title track, colonna sonora di un viaggio attraverso acque oscure, e viene decostruito nella marziale "Rintamaan", pur tratteggiata da un flauto dolente.
Ma il gioiello più toccante di tutti è forse "Hele", che decolla in un climax drammatico e spettrale di batteria, tastiere e archi. I toni si esaltano ancor più con gli archi di "Ulapoi", per poi lasciar posto a una tastiera dolcissima.
Nel finale, c'è spazio anche per toni più gioiosi, come nella pastorale "Sydämes On Tiel", pregevole ballata di chitarra acustica e flauto, ma è soprattutto la conclusiva "Aina Sininen Aina" a stupire con i suoi cori angelici che toccano il cuore.
"Valkama", insomma, è un disco bellissimo. L'attesa di dodici anni dal precedente "Saivo" è stata ripagata.
05/07/2023