Ci sono band che non cercano di raccontare il mondo, ma di costruirne uno nuovo. Ci sono dischi che non arrivano per spiegare qualcosa, ma per insinuarsi piano piano sotto le coperte, come un sogno che si ripete e ogni volta cambia forma. Gli Ondakeiki, trio rappresentante delle traiettorie più oblique della nuova psichedelia italiana, tornano con "Canti, Vol. 2", pubblicato da 42 Records, etichetta nota per aver dato spazio ai talenti più riconoscibili della scena indipendente nazionale.
In queste quattro tracce la forma-canzone si dissolve, lasciando emergere un linguaggio che appartiene solo a loro. "Canti, Vol. 2" è un disco che non racconta, ma evoca, è un disco da sentire oltre che da ascoltare. Un viaggio interiore fatto di vibrazioni, spazi sospesi e suoni che respirano come organismi autonomi.
Il brano d’apertura, “Una stanza”, è il manifesto liquido di questa poetica. Dieci minuti di loop nei quali immergersi morbidamente, al suono ipnotico delle parole “fuori dai guai”. Un mantra che scava, apre, ipnotizza. È come camminare tra sabbie mobili o intraprendere un viaggio con il peyote, o fare entrambe le cose insieme. Ci si addentra in un equilibrio psichedelico che trasforma l’ascolto in esperienza corporea. Chitarre liquide, basso pulsante e voce lontana creano un ambiente che respira, una stanza che si espande e si richiude, fino a sparire.
Il disco – compatto, quattro brani in tutto – si chiude con “Culla il mio petto”, quasi un canto liturgico dove le percussioni si fanno mantra, la voce una preghiera sospesa tra fiaba e riverbero. È un congedo morbido e luminoso,
un’onda che non si infrange mai del tutto, ma continua a muoversi nell’eco delle parole. In questo brano – e in tutto il disco – gli Ondakeiki fanno del rumore, del silenzio e della musica, un unico gesto, un linguaggio che abita uno spazio-tempo illusorio. Tutto vibra in equilibrio instabile, generando un effetto magico: il suono che non rappresenta, ma crea una nuova realtà.
Con "Canti, Vol. 2", gli Ondakeiki confermano la loro natura di artigiani del surreale, continuando a costruire un mondo parallelo, fragile e visionario, in cui il confine tra sogno e presenza si scioglie. Perché ormai è chiaro: oltre a fare musica, stanno creando un vero e proprio genere - un linguaggio che non si interpreta, ma si vive, come un sogno che continua a suonare anche dopo il silenzio.
09/11/2025
1. Una stanza
2. Un Cerchio
3. Luce il tuo nome
4. Culla il mio petto