Yasmine Hamdan - I Remember I Forget

2025 (Kwaidan/Hamdanistan - Crammed Disc)
trip-hop, arabic pop

L’avevamo lasciata mentre ci raccontava della sua Beirut, tra distanze mai insormontabili, osceni silenzi internazionali e le poesie di Mahmoud Darwich intese come piccole arche di Noè verso una salvezza possibile. E la ritroviamo otto anni dopo con il ricordo da traino di un sentimento persistente di amore e speranza.

In "I Remember I Forget", terzo disco di Yasmine Hamdan, cantautrice nata a Beirut e residente a Parigi, la memoria è al centro di tutto: si va dall'esplosione del porto di Beirut del 2020 alla crisi economica semi-perenne di un Libano diviso, conteso, stuprato, ferito.
"Avevo bisogno di radicarmi in un luogo specifico, e doveva essere il Libano. Il mio legame con ciò che gli è successo ha costituito il terreno da cui ho iniziato a scrivere e comporre l'album. Tuttavia, gradualmente nel processo creativo questo luogo è diventato un simbolo, una metafora, una catarsi per ciò che sta accadendo a livello globale e viene vissuto universalmente", racconta. E prosegue: "Nonostante il dolore e le emozioni intense che ho provato nel vedere ciò che stava accadendo nel mio luogo di nascita, questi sentimenti sono stati superati da un senso di tenerezza e familiarità che ha indotto speranza e ispirazione. Beirut ha continuato a essere generosa con me, in ogni modo".

Affiancata nuovamente da Marc Collin (Nouvelle Vague), nelle dieci canzoni di “I Remember I Forget" Yasmine Hamdan torna alle origini, al trip-hop come punto di partenza per ricamare trame che fondono elettronica e canzone tradizionale araba. L’esplosione con i drammatici crolli al porto di Beirut è solo il primo dei ricordi cantati a mo’ di preghiera in “Hon”, in un clima funesto che sottintende perdizione, tremore, stupore, prima che la danza di “Shmaaili”, il cui video ritrae donne comuni palestinesi cantare canzoni popolari, e il coretto su base reggae di “Shadia” discostino l’ascoltatore da un lutto imponente.
I bellissimi perdenti con i cuori spezzati de “The Beautiful Losers” riportano invece a galla il dramma di cui sopra attraverso un battito orchestrale e un crescendo lento che in qualche modo consola.

Le canzoni di “I Remember I Forget” si spostano tra la vita e la morte, la gioia e il dolore. Ecco così spuntare il passo tipicamente arabic pop della title track, seguito ancora una volta da una canzone contraltare come “Vows”, ipnotica e trickyana quanto basta per riaccendere un fuoco che scorre come magma nelle vene e tra i pensieri. E’ il momento più impetuoso di un disco che alterna l’acquisita anima europea della Hamdan e le sue radici, nel quale le fughe occidentali scandite elettronicamente più di venticinque anni fa, ai tempi dei Soap Kills, duo composto insieme con Zeid Hamdan, riacquistano vita per fungere da collante in un rituale arcaico.
“Nessuno è risparmiato, nessuno è al sicuro”, canta ancora Yasmine in “Daya3”, ennesimo momento trip-hop in arabica trascendenza grazie anche all’apporto della tastiera di Marc Collin e dell’arpa e del violoncello di Julien Decoret.

La chiusura non poteva poi che essere affidata alla messianica “Reminiscence”, di fatto la traccia più vicina ai fasti di “Ya Nass”. E’ un ultimo ricongiungimento con un passato e un presente che finiscono per fondersi attraverso uno sguardo solo in apparenza disincantato. Yasmine canta vestita di nero e danza alla stregua di una Samia Gamal che ha perso tutto sulle sponde di un Nilo prosciugato eppure ancora vivo, confermandosi cantrice di una terra terribilmente martoriata ma non per questo irrimediabilmente perduta.

09/12/2025

Tracklist

  1. Hon
  2. Shmaali
  3. Shadia
  4. The Beautiful Losers
  5. I Remember I Forget
  6. Vows
  7. Abyss
  8. Mor
  9. Daya3
  10. Reminiscence




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