Assaf Tager, aka Katamine, è stato chitarrista per Moloko, Beth Gibbons e Elliott Smith ma se dovessimo dire da chi di questi artisti è stato maggiormente influenzato per questo secondo lavoro da solista andremmo a colpo sicuro verso il compianto cantautore di Omaha, in particolare da quel capolavoro di desolata intimità che è “Either/Or”.
Il cantautore israeliano, un po’ come Smith in quel disco, si affida quasi unicamente a voce e chitarra per creare ballate folk sofferte e dimesse che raccontano storie di emarginazione, sconfitte personali, solitudine e amori tribolati.
Progetto lodevole, ma anche assai rischioso, giacché non tutti sono capaci di affrontare un così arduo e scarno territorio emozionale; le canzoni di “Lag” sono spogliate di tutto, nude e fragili come il viso ritratto in copertina, giocate su pochi accordi di chitarra, e cantate con voce estremamente esile, in questo modo si corre il pericolo di avere un’impressione generale di piattezza e livellamento che può minare l’ascolto.
Album di questo tipo però vanno ascoltati con calma e pazienza, più volte, per poterne cogliere le delicate sfumature, così facendo si riescono ad apprezzare appieno i lavori di Tager; l’urgenza di arpeggi e cantato in “Old Catherine’s Box”, che ricordano dei Pearl Jam acustici, il tenero accompagnamento femminile in “Winchester Gun”, la ritmica brasilian-bossanova di “How Quiet Should I Be”, il brusio spaziale nel sottofondo di “Pulse Song” o il torbido country di “Creep In The Cellar” (cover dei Butthole Surfers).
È nel finale però che “Lag” rivela il suo meglio.
Lo straziante folk-blues di “Where The Ambulance Rolls”, che, immerso tra piccoli suoni elettronici, ricorda certi episodi di Smog, è il pezzo migliore del disco, ma non sono da meno neppure “No Wonder We’re Damaged”, la cui oscura aridità rimanda a Songs:Ohia, o la conclusiva “Someone Came Around”, che nel suo country-folk malinconicamente inquieto ricorda sia Will Oldham per il lato musicale che Elliott Smith per quello umorale.
In tempi di ascolti frenetici, di “senti e archivia o cestina”, questo disco ha oggettivamente poche possibilità di sopravvivere a quanti giudicano dal primo passaggio, ed è un peccato.
Perché, anche se Katamine non sempre riesce a comunicare quel pathos che i suoi maestri e ispiratori recenti sanno (o hanno saputo) creare, “Lag” è un album che con la giusta attenzione può regalare momenti musicali pregevoli ed emotivamente appaganti.