A cosa serve un disco degli Atomic Bitchwax, oggi? Praticamente, a niente. Soprattutto se la band, fondata dall’ex chitarra dei Monster Magnet, Ed Mundell (oggi rimpiazzato da Finn Ryan dei Core), si riduce a suonare un
hard-rock piuttosto dozzinale, pur se con qualche traccia di
stoner che, qua e là, cerca di dare più consistenza visionaria a un
sound tremendamente stantio.
Gli unici che ancora ci credono sono i signori della Tee Pee, la cui
press release, ovviamente, le spara grosse. E, invece, messo su “Tab 4” ci assale un senso di noia senza fine. Accanto a strumentali acrobatici e fradici di
wah-wah deliranti (“Super Computer”, “Giant”), compaiono il
groove pulsante, su fondali di organo, di “Revival”, gli
Aerosmith di terza mano di “Don’t Do It”, lo
psycho-rock tutto bellino, ma senza una briciola di inventiva, di “Middle Man” e lo
stoner esuberante di “Daisy Chain” (che, almeno, vanta un ritornello accattivante).
Il disco gira a vuoto, tutto preso dal desiderio di dimostrare chissà cosa. La stessa cover di “
Astronomy Domine” dei
Pink Floyd appare poco convincente, oltre che davvero fuori luogo. Poi, arriva “Wreck You” e la frittata è definitivamente fatta:
power-ballad che vorrebbe essere epica, ma fa, onestamente, ridere i polli.
Vuoi vedere che, alla fine, il momento più interessante è rappresentato da quell'ipotetica versione “sudista” dei
Kinks che risponde al nome di “Pawn Shop”? Un minuto e quarantadue secondi: potevano farci un singolo e avere tutto il tempo, poi, per cazzeggiare in giro.