Guillaume And The Coutu Dumonts - Breaking The Fourth Wall

2010 (Circus Company)
deep house, tech-house
Forse sono in molti a pensare che la musica house abbia un senso solo su una pista da ballo e probabilmente hanno anche in parte ragione. Eppure, non raramente qualcuno è stato in grado di usare la cassa per farci sognare, emozionare, immaginare luoghi e mondi più o meno lontani. Guillaume non ha messo giù dei "pezzi" da discoteca, piuttosto dei quadri in movimento, degli acquerelli sonori con pennellate improvvise ma allo stesso tempo delicate. Questo album ha la grande capacità di non farvi focalizzare solo sui suoni, ma anche di farvi "vedere" i colori e sentire gli odori di una immaginazione elettrificata.

Quello che non può fare a meno di colpire l'ascoltatore è l'atmosfera che pervade ogni singolo brano, sempre diversa ma sempre ispirata. Si passa dall'evidente influenza del jazz, al blues e alla bossa. Guillaume riesce a miscelare queste influenze come un esperto barman e lanciarci contro continui rimandi a metafore ideali della vita notturna. Nel brano "Can't Have Everything" il gioco dei fiati con la sezione ritmica vi porta nelle profondità oscure dei club americani, là dove la deep-house ha trovato una delle maggiori espressioni, al fianco di giovani e formose donne di colore che, con quel loro sinuoso e ritmico movimento del bacino, invoglierebbero alla danza anche un morto. In "32 Tonnes de Pigeons" le intrusioni jazzistiche dei fiati, con quel coro lontano ma costante a far da sottofondo, starebbero benissimo in un salotto parigino, fumoso e tranquillo, mentre si beve un cognac guardando fuori dalla finestra la città sotto la pioggia; riesci quasi a sentire gli odori, a sentire il velluto del divano mentre lo accarezzi con la mano. Subito dopo veniamo invitati a un aperitivo a casa di un probabile Barry White del 2010, che con il suo insistente invito "ohhh, on the lips" riesce davvero a fartele immaginare le labbra delle invitate al suo happy hour.

Giustamente si potrebbe pensare che queste siano allucinazioni del recensore derivanti da un eccessivo uso di droga, eppure le melodie e i suoni non sembrano affatto messi a caso. L'uso dei fiati, il dialogo tra la sezione ritmica e l'impianto melodico, i contrasti affascinanti tra movimento e quiete e l'uso evocativo delle poche voci non possono non ricordare i grandi maestri della deep-house, non possono non essere stati studiati sapientemente per forzarvi il "sogno". Come "Helicopter", che in partenza sembra il classico brano techno tamarro e all'improvviso quasi ci schiaccia con una melodia assolutamente poco movimentata, che sembra quasi volerci cullare invece di spingerci alla frenesia del ballo.

Volendo fare i critici seri, potremmo fare l'elenco delle varie imperfezioni, dei punti ridondanti, dei (pochi) momenti "inutili"; ma in fondo quando la bellezza ti colpisce, le imperfezioni passano in secondo piano. Ci sono molti casi in cui un album necessita di più ascolti per essere "compreso", per coglierne eventuali messaggi "nascosti". Con "Breaking The Fourth Wall" crediamo invece dobbiate solo concedervi un attimo di relax, stendervi sul divano, chiudere gli occhi e lasciare che la musica vi porti nei luoghi che più preferite.
Concedetevi un po' di immaginazione.

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