The Seven Fields of Aphelion - Periphery

2010 (Graveface Records)
cosmica, modern classical
The Seven Fields of Aphelion è il progetto solista di Maureen Boyle, membro dei Black Moth Super Rainbow.

Diversamente dalla neo-psichedelia virata pop di quest’ultimi, in “Periphery” Maureen armeggia con piano e synth vintage per creare deliziosi soundscape al confine tra modern-classical e cosmica di ritorno. Un lavoro che gli aficionados di certe sonorità apprezzeranno molto, sicuramente molto più di quanti, invece, sono costantemente alla ricerca di lavori, non dico originali, ma quantomeno personali.

“Periphery”, infatti, se ammalia dopo un paio di ascolti, finisce per stancare man mano che si cerca di penetrare a fondo i suoi piccoli (scontati?) segreti. Gli acquerelli malinconici di “Grown” e “Lake Feet”, per dire, rintracciato il solco che mette in comunione di intenti George Winston e Michael Jones, si dimenticano presto, anche se sono costruiti con gusto e si lasciano apprezzare senza molti sforzi.

Disco “autunnale”, “Periphery” troverà, dunque, terreno fertile nell’investigazione della nostalgia, lì dove i ricordi appaiono più forti che mai, quasi fossero proiezioni inesauste sul corpo sfuggente dell’anima. La grandeur di queste composizioni sarà, allora, sempre controllata, solcata da fasci sintetici (“Michigan Icarus”), da riverberi che s’inseguono tra campi sterminati (“Slow Subtraction”), tra puntillismi (“Wildflower Wood”) e tremolii nebbiosi (“Cloud Forest (The Little Ow)”, fino alle sommesse inquietudini di “Pale Prophecy” e ai vortici fantascientifici di “Starlight Acquatic” e “Saturation: Arrhythmia” (quest'ultimo, il momento più interessante in assoluto)

Fatevi un giro da queste parti se volete crogiolarvi un po’ nelle vostre piccole disperazioni.

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