Piccole Miss Sunshine crescono. Jessica Lea Mayfield, illuminata ("adombrata", anzi) sulla via di Damasco dall'incontro col compaesano
Dan Auerbach, ormai tre anni fa, giunge al secondo disco forte della supervisione del leader dei
Black Keys, che la scoprì quando era ancora sedicenne (ma già scriveva canzoni da cinque anni) e suonava per una pizza gratis tra le urla beluine di un pubblico esigente.
"With Blasphemy So Heartfelt", col suo corredo di storie d'amore colorate di blu e nero, aveva già fatto il suo bell'ingresso in società, conquistando i favori della critica americana e quello di altri artisti sulla breccia, in particolare Scott Avett degli Avett Brothers, con i quali la Mayfield ha suonato per ben 54 volte.
Mai come in questo "Tell Me", in uscita ancora una volta per la Nonesuch, si nota la mano di Auerbach, il quale, mai come in questo fortunato momento, sa tramutare in oro sonante tutto ciò che sfiora. A risaltare in questo album non sono infatti le canzoni, che sembrano riproporre una versione particolarmente languida dei singulti amorosi di
Laura Marling, ma gli arrangiamenti, che molto devono all'ultimo corso dei Black Keys, al loro
sound e al loro immaginario che stanno facendo impazzire l'America.
Gli ingredienti caratterizzanti di "Brothers", seppur calati in un'altra ambientazione, si ritrovano infatti per tutto questo "Tell Me". Incalzanti motivi chitarristici e rapaci zampate di tastiera ("Nervous Lonely Night") iniettano un limaccioso
groove notturno, di grande stile ("Our Hearts Are Wrong"), mentre incursioni elettroniche badano a sorprendere l'ascoltatore che non sa accontentarsi, come nelle fiabe distorte della
St.Vincent della
title track e di "Grown Man".
Quando, invece, la Mayfield si riporta su coordinate più tradizionali, affiora tutta la sua scarsa esperienza, la sua espressività ancora acerba, come negli scontati
Velvet Underground roots della diluita "Trouble", o nel sospirone sotto il lenzuolo country di "Sleepless".
Il trofeo di reginetta di bellezza è ancora lontano.