I giovani fuggono da un’Italia in crisi, e se la destinazione Spagna va tramontando (gli iberici sono più malmessi di noi) riprende a sventolare vigorosamente la cara vecchia Union Jack. Per chi vuol fare della musica la propria ragione di vita, e magari il proprio impiego prevalente, Londra (a pari merito con New York) continua a essere la città dove i sogni possono ancora trasformarsi in realtà - motivo per il quale gli italianissimi ShirleySaid qualche anno fa decisero di trasferirsi nella capitale inglese.
Roma è una città meravigliosa, ma dal punto di vista artistico non offre le opportunità londinesi e non ha un quartiere come Soho, dove si continua a respirare la grandeur di un tempo, fra ciò che resta di Carnaby Street e i negozi di dischi che da decenni caratterizzano Berwick Street. Londra dà la possibilità di incrociarsi con altri musicisti di tutte le nazionalità, e propone un mare di locali dove poter esprimere le proprie idee musicali, davanti a platee attente e interessate.
Gli ShirleySaid sono un trio: Giulia Scarantino ci mette la voce ed il synth, Alessandro Bottari programma e suona la batteria, Simone Bozzato aziona chitarre ed effetti vari. Insieme hanno sviluppato un indie-pop declinato in salsa electro: un trionfo di calde melodie e trame dannatamente sensuali.
La loro musica è un viaggio onirico attraverso paesaggi suggestivi, che trova nelle undici tracce di “Metro Lovers” la piena maturazione, dopo due Ep pubblicati nel 2004 (“Tales From A Chambermaid”) e nel 2009 (“ShirleySaid”).
“Metro Lovers” è la perfetta colonna sonora per intense storie d’amore metropolitane del nuovo millennio, un disco che si muove sinuoso fra climax up-beat (“Rolling Star”, “Londoners”, “Zones”, “Rubik”), soluzioni più marcatamente sperimentali (“Merry-Go–Round”), riuscite ballad che si insinuano sottopelle (“It Could Be”, “Posterize Me”, probabilmente le più intrigante del lotto, “Shapes In The Distance”) e interessanti trame strumentali (“B-Lust”, “Document”).
Eleganti e ricercati, i brani di “Metro Lovers” si prestano come perfetto sottofondo per le sfilate di moda milanesi, o per essere programmati nei locali più trendy del continente, ma anche nei live club più à la page, e in effetti il trio ha sempre puntato sullo sviluppo di queste caratteristiche dedicandosi a percorsi multimediali, sposando la propria musica con altri progetti collaterali.
Non è un caso che alcuni loro brani siano stati oggetto di remix da parte di affermati dee jay, oppure utilizzati come commento sonoro per installazioni artistiche. Give my regards to London Bridge.