Tutt’altro che da dimenticare l’esordio del duo di Amburgo Forgotten Birds: il languido e romantico folk autunnale di Jan Gazzara è inaspettatamente gioioso, l’album “Sahara” è baciato dal sole e dalla spensieratezza della voce di Judy Willms.
È un chamber-pop cristallino come un resoconto di una gita al mare d’inverno (“She Goes”) o frizzante come una breve corsa nella Grande Mela (“Brooklyn Bridge”), su accordi che sembrano fluire verso l’ovvia sequenza lirica del folk-rock per poi librarsi verso nuove fonti di lirismo (“Silver River”).
“Sahara” è un album che mantiene più delle promesse e delle premesse: le tentazioni orchestrali che animano più di un passaggio trovano sbocco nella personale rilettura di “Windmills Of Your Mind”, che elimina ogni dubbio sulla linea stilistica del gruppo, ovvero una nuova forma di
easy-listening dove scrittura e buon gusto per gli arrangiamenti viaggiano in sincrono.
Cantilene accattivanti e vezzose (“Ballroom”), fragili pagine acustiche al limite del percepibile (“Small Things”), tentazioni cantautorali ricche di sapore (“Fools Rush In”), carezzevoli tracce di country e pop orchestrale (The Aliceband”) e inattesi matrimoni con l’elettronica (“Empty Dancefloor”) danno vita a un affresco gentile e gradevole che rimette in pista le migliori suggestioni del pop senza forzare i confini della sperimentazione a tutti i costi. Adorabile.