Father Figure - Heavy Meddlers

2014 (Poisonberry Records)
jazz-rock, math-rock, prog-rock
“La nostra musica è la permutazione di un’idea rassicurante in un’altra pericolosa.
Grosso rischio, grosso premio. Questo è ciò che siamo”.

Gente che ha fegato, questi americani. Chissà quanti ne avranno spaventati con i propositi di un album interamente strumentale, jazz-rock che sposa progressive, fusion e math con ben pochi attimi di respiro. Non hanno torto, il rischio è molto alto: l’onanistico esercizio di stile, avviluppato su idee ridondanti e schizofrenia gratuita è dietro l’angolo e il pericolo di bruciarsi già al secondo album è concreto. Fortunatamente con questo “Heavy Meddlers” il premio arriva, e ben meritato.

Per descrivere il sound della band di New York è una buona idea usare le stesse parole dei soggetti in questione: “Scriviamo un brano, lo fracassiamo in mille pezzi e lo resuscitiamo, finché non abbiamo un ampio sorriso in volto”. Non saranno pochi quelli che sorrideranno ascoltando il loro lavoro, perché c’è davvero roba per tutti: chi non può rinunciare a un songwriting intricato adorerà la crimsoniana - e dal titolo esplicativo - “Schizophrenzy”; quelli feticisticamente attratti da andature sincopate ed estro tastieristico sceglieranno l’opener “March Of The Rare Bird”; chi vuole rinfrancarsi di aperture melodiche ariose sa che la new entry della formazione, il violinista Taka Aochi, verrà loro incontro con squarci intelligenti e mai fuori luogo.

La mancanza di una voce si sente davvero poco nel variopinto sound dei Father Figure, chiaramente ispirato a gente come la Mahavishnu Orchestra. L’importante assenza non viene quasi notata mentre si viene bombardati dai rapidi passaggi tra sonorità acide e ruvide, come le schitarrate distorte di Mike Osso in “The Fault Line” e momenti lounge a tratti vagamente floydiani, in occasione di “Undercover Magister”. Quest’ultima è uno dei picchi del lavoro: un’ammiccante composizione sospesa tra sei corde in delay e tappeti sonori la cui trama lasca alterna ottoni e morbidi synth.
Altro momento memorabile del lavoro, “Bold In The Blue”, mostra come il quintetto rifugga la ridondanza tipica di certi eccessi del math-rock offrendo evoluzioni sempre imprevedibili, anche quando girano a lungo intorno allo stesso motivo portante.

Qualche sbavatura non manca. Lo squisito lento onirico “Ascension”, spezzato da pieni orchestrali improvvisi e mai forzati, lascia presagire un gran finale che si inceppa subito con “Malingerer”, la quale soffre di quei vizi stilistici (ridondanza delle soluzioni e leziosità in primis) sopracitati. Fortunatamente questo è solo un difetto di fabbricazione di un progetto che lascia quindi ulteriori margini di crescita per il futuro.

Concludendo, i Father Figure proseguono la loro interessante crescita e - sebbene restino quasi sconosciuti nel web, per non dire nel nostro paese - ci auguriamo che in molti si accorgano di loro, mentre speriamo di ricevere ulteriori sorprese positive in futuro.

Tracklist

  1. March of the Rare Bird
  2. The Fault Line
  3. Bolt from the Blue
  4. Schizophrenzy
  5. Undercover Magister
  6. Ascension
  7. Malingerer
  8. Constructal Law

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