Rob Mazurek Quartet - Father’s Wing

2022 (RogueArt)
jazz

Commemorare i propri cari scomparsi è un esercizio dei più complessi in arte. Come approcciarsi alla memoria di chi è morto? Come esprimere il dolore senza scadere nel pietismo? Una collezione come “Father's Wing” può forse fornire una delle possibili risposte a tali interrogativi. Non che Rob Mazurek non accompagni all'ascolto una nutrita serie di riflessioni in merito al padre, venuto a mancare nel 2016: le note di copertina incluse nel digipack licenziato dalla RogueArt parlano dichiaratamente dell'amore filiale nutrito dal formidabile cornettista chicagoano, della sua personale strada al lutto e dei tratti più importanti della figura paterna.
Nelle registrazioni del disco, avvenute quasi tre anni dopo la morte, emergono però ancora meglio la ricchezza di sentimenti, la potenza di un ricordo che non cade mai preda della trenodia, piuttosto predilige slanci vitali, scatti di gioia autentica. Con l'inconsueto organico scelto dal musicista per l'occasione, il potere di un simile rapporto si manifesta con una gioia che irradia tutto lo spazio circostante.

 

Mazurek al trombino e a curare il versante elettronico, Kris Davis (tra i nomi di punta della scena avant-jazz newyorkese) al pianoforte, Ingebrigt Haker Flaten al contrabbasso e Chad Taylor alla batteria: sfruttando un quartetto dalle fattezze ben diverse rispetto al Chicago Underground Quartet tornato a far capolino nel 2020, l'autore coordina gli sforzi verso una comunione con l'ineffabile, si lascia avvolgere dal mistero e dalla speranza, senza mai separarne gli intenti. Soprattutto, mette in risalto il lavoro sul pianoforte come mai prima d'ora in un suo album, donandogli ampio margine espressivo e un autentico ruolo da comprimario. Ci vuol poco, infatti, affinché dopo un attacco di pura sospensione, tutto astrazioni elettroniche e vaghi richiami percussivi, Davis faccia valere in “Crimson Wing” il suo peso, che si tratti di brillanti giri ritmici o di più astratte linee impro.

Quest'ultimo è un aspetto che sicuramente va per la maggiore, nei tanti contributi più istintivi e “spontanei” che compongono il progetto. Già la successiva “Amber Wing” tira fuori tutta la perizia della pianista nel dotare di logica e coerenza i suoi versatili fraseggi, che siano in aperto conflitto con l'inventivo batterismo di Taylor o sporchino, alla maniera di uno Steve Lehman, le oscure geometrie elettriche di base. È a tal punto evidente il suo vitale senso dell'interpretazione che spesso e volentieri si fa quasi fatica a pensare le composizioni come figlie di Mazurek.
Non che questi si nasconda, non faccia valere i suoi interventi, eppure è tale il prestigio e il rispetto per i suoi collaboratori che non è raro che siano loro a fare da tramite esclusivo del ricordo paterno. “Sun Ohm 3” nelle sue rade scansioni di contrabbasso e nel nervoso agitarsi delle spazzole si fa pura contemplazione dell'ignoto, la mente pronta a fondersi con le più dolci memorie. Dal versante opposto, “Sun Ohm 1” azzarda pure una sua ipotesi di groove, il complemento di un disegno espressivo che si fa portavoce di un'appagata serenità.

Energia e riflessione, abbandono e dolcezza: Mazurek non risparmia e non si risparmia, lascia scaturire tutta la complessità dei suoi sentimenti e della sua testimonianza, finendo col tracciare una vera e propria cronistoria familiare. Tristezza? Ben poca, tutto sommato: perché lasciarla filtrare d'altronde, c'è molto di più a cui associare il ricordo del padre. Con un simile organico a spalleggiarlo, il compositore può mostrarsi audace, anche di fronte al cordoglio.

Tracklist

  1. Crimson Wing
  2. Amber Wing
  3. Spooled
  4. Sun Ohm 1
  5. From Here To There
  6. Sun Ohm 1
  7. Signal Frame
  8. Father's Wing
  9. Ice Castles Of Saturn

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