Dopo un inizio epico e cinematografico, “Battle Insect” mette in mostra un campionario di suoni inusuale che sembra provenire dalla notte dei tempi. È il mondo visto al microscopio, che, come nelle orchestre preistoriche di Walter Maioli, trasporta in uno spazio-tempo sconosciuto.
Merito del gruppo di musicisti che ha suonato con Valerio Camporini F. (sintetizzatori e campionamenti) nelle dieci tracce di "Sud e Magia (Music And Studies For Sow The Wind)": Veronika Khizanishvili al flauto; Anna Petrini al subsonico flauto contrabbasso Paetzold recorder; Filippo B. De Laura alle percussioni e al flauto Navajo; George Diefenbach alle percussioni metalliche.
La dark ambient caratteristica dell’ex-Gamers In Exile si è disciolta in un oceano di suoni arcano e misterioso: un intricato tappeto di percussioni racconta di antichi riti pagani (“Downstream Ascent”); un pianoforte riporta al futuro sulla seguente “Nica as Nike”, mentre le percussioni, lasciate in secondo piano, costruiscono una struttura minimalista come nelle visioni più ammalianti di
Steve Reich; i flauti annunciano le melodie che incantano i neuroni sulla
trance onirica di “Olive Flutter”; un oscuro drone introduce la lenta progressione di “Orchard Lament”, finché un battito illumina la via agli altri strumenti come un faro nella notte.
La musica registrata da Valerio Camporini F. per "Sud e Magia" nasce per fare da colonna sonora a “Sow The Wind”, il film di Danilo Caputo presentato alla 71esima mostra del Cinema di Berlino. Il titolo, invece, viene dal seminale studio di Ernesto De Martino “Sud e Magia” (Feltrinelli, 1959).
“È stato un processo lungo - ha raccontato l'artista italiano - abbiamo esplorato diverse strade, ascoltato molto Toru Takemitsu - soprattutto per il legame che la sua musica ha con la natura - e alla fine abbiamo deciso per alcuni elementi cardinali: è stata creata una scala personalizzata, poi utilizzata per costruire l'armonia modale; la musica doveva essere suonata da un piccolo ensemble (tra cui il relativamente sconosciuto flauto dolce Paetzold); e ritmicamente avrei utilizzato i ritmi euclidei in quanto le loro qualità circolari si adattavano alle fasi cicliche della natura”.