Arrivato all'ottavo album, Ferran Palau firma uno dei capitoli più intimi del suo canzoniere. “Aniversari feliç” è un disco che respira a bassa voce e che chiede all’ascoltatore la stessa attenzione che si riserva alle cose fragili. Cantautore catalano, classe 1983, Palau è arrivato qui dopo un lungo tragitto: dagli esordi con gli Anímic – la cui parabola è iniziata con un folk boschivo e rurale e proseguita addentrandosi nei meandri oscuri dell'elettronica – all’esperienza solista, che lo ha portato ad asciugare sempre di più il suono, album dopo album. A farne le spese questa volta sono state le percussioni, assenti questa volta, con solo chitarre e archi a occuparsi anche del ritmo.
Se lavori come “Santa ferida” o “Kevin” avevano già introdotto il suo universo di relazioni, desiderio e silenzi, “Anniversari feliç” compie un passo ulteriore verso la dimensione interiore: è un disco domestico, registrato con pochi elementi e un’idea chiarissima di sottrazione. Le canzoni scorrono lente, costruite su chitarre morbide, tastiere accennate, ritmi che non spingono mai. Palau canta in catalano, senza enfasi, come fosse qui vicino a noi, mentre mormora un suo pensiero.
Palau ha parlato, in riferimento alla sua musica, con un po’ di ironia, di “pop metafisico”, cioè un “pop misterioso e indefinito, che crea un'atmosfera per l'ascoltatore”. La definizione calza bene per quanto riguarda il mistero, l’indeterminatezza e l’atmosfera; e anche sulle melodie, che sono uno dei punti forti del suo lavoro. Per il resto, siamo vicini alla tradizione dell’indie-folk nordamericano e di conseguenza lontani dal Mediterraneo, a patto di non salire di quota e addentrarci in una nebbiosa foresta di conifere, tra la pioggerellina e le nuvole basse, come si vede sulla copertina (più riuscita dei lavori precedenti).
Il titolo “Anniversari felici” gioca sull’ambiguità. Pubblicato nel giorno del suo compleanno, il 24 gennaio, è più una riflessione sul tempo che passa, sulle coppie, sulla convivenza tra felicità e disincanto, che una celebrazione festosa. Le canzoni raccontano piccoli gesti quotidiani, ricordi che riaffiorano, promesse mantenute a metà. E scorrono via una dopo l’altra, come tanti pensieri che si snodano uno sull’altro, vicini al cuore, tra tenerezza e malinconia.