David Bowie era il successivo nella lista del killer di John Lennon

21-11-2025

Non c’era solo John Lennon nel mirino di Mark David Chapman, l’uomo che l’8 dicembre 1980 uccise l’ex-Beatle con cinque colpi di pistola all'ingresso del Dakota Building di New York. Il nome successivo, nella lista del killer, era David Bowie. Lo rivelano alcune fonti di stampa britanniche e statunitensi ormai da alcuni anni, anche se la storia non è mai emersa in modo chiaro e definitivo.

“Durante le mie interviste sono rimasto scosso più di una volta da rivelazioni improvvise, mai riportate in precedenza, ma nessuna è stata più sconvolgente di quella che il compianto David Bowie mi fece nel 1999 quando spensi il registratore – ha raccontato Redbeard, premiato conduttore radiofonico di In The Studio, la serie di interviste con le rockstar, trasmessa su 180 delle principali stazioni rock del Nord America dal 1988 al 2018 (oggi disponibile in tutto il mondo su inthestudio.net e come podcast su Spotify) – Secondo Bowie, la polizia di New York aveva scoperto che il suo nome era il successivo nella lista degli obiettivi di Chapman”, ha proseguito Redbeard.
All’epoca dell’omicidio di Lennon, Bowie si trovava a pochi isolati di distanza, impegnato a Broadway come protagonista della pièce “The Elephant Man”. “Ero il secondo nella sua lista, così mi dissero i detective”, raccontò Bowie a Redbeard nello studio di New York vicino al Madison Square Garden. “Chapman aveva un biglietto in prima fila per ‘The Elephant Man’ la sera successiva. Anche John e Yoko avrebbero dovuto sedere in prima fila a quello spettacolo. Così, la notte dopo l’omicidio di John, c’erano tre posti vuoti in prima fila. Non puoi immaginare quanto fu difficile andare in scena. Sono quasi crollato durante la rappresentazione”, ha rivelato Bowie al conduttore.



Il tragico paradosso è che proprio insieme a Lennon, Bowie aveva scritto “Fame” (sua prima hit al n.1 della classifica Usa, dall’album “Young Americans”) ed era stata proprio la loro fama di rockstar ad attirare Mark David Chapman, portandolo prima a pedinarli e poi a uccidere Lennon. Eppure sia Lennon sia Bowie pensavano di essere riusciti a condurre una vita relativamente normale a New York. Due settimane prima, Lennon aveva confidato ad Andy Peebles: “Posso uscire da questa porta in questo momento ed entrare in un ristorante. Vuoi sapere quanto è fantastico tutto ciò?”.

Il 9 dicembre 1980 Bowie scoprì con orrore che Chapman aveva assistito a una delle rappresentazioni al Booth Theatre e l’aveva fotografato all’uscita del teatro. Quando la polizia perquisì la sua stanza d’albergo, trovò un programma del teatro con il nome del Duca Bianco cerchiato in nero.
“Chiedemmo a David se volesse saltare qualche replica, ma rifiutò, perché per lui era molto importante continuare a interpretare quel ruolo e presentarsi in scena. Deve essere stato terrificante per lui”, ha rivelato il regista Jack Hofsiss. Bowie tuttavia cancellò i piani per un tour di “Scary Monsters” e informò i produttori di “The Elephant Man” che avrebbe lasciato lo spettacolo dopo l’ultima rappresentazione della stagione, il 3 gennaio.

John Lennon venne ucciso la sera dell’8 dicembre 1980. Chapman era arrivato a New York con l’intenzione di commettere il delitto, e trascorse la giornata a sorvegliare i Dakota Apartments. Alle 17 vide Lennon e sua moglie, Yoko Ono, uscire dall’edificio e si fece autografare la sua copia di “Double Fantasy”. La coppia tornò verso le 22,50. Mentre Lennon scendeva dalla limousine, Chapman si inginocchiò e sparò cinque colpi a bruciapelo, perforandogli un polmone e recidendogli l’arteria succlavia sinistra. L’ex-Beatle trasportato al Roosevelt Hospital – oggi Mount Sinai West – dove venne dichiarato morto poco dopo le 23.
Quando la polizia arrestò Chapman, lo trovò appoggiato al muro esterno dei Dakota, intento a leggere “Il giovane Holden di J.D. Salinger”. Il killer confessò subito il delitto, in seguito rivelò di essere un ex-fan dei Beatles, deluso dall’immagine che Lennon stava dando di sé. “Ci diceva di immaginare un mondo senza possedimenti e intanto lui aveva milioni di dollari, yacht, fattorie, tenute in campagna... e rideva di gente come me che gli aveva creduto, comprando i dischi e costruendo una parte importante della propria vita intorno alla sua musica”, affermerà in seguito. Chapman fu condannato all’ergastolo per omicidio di secondo grado. Dal 2000 ha avuto numerose udienze per la libertà vigilata, tutte respinte.

David Bowie con John Lennon e Yoko Ono


David Bowie e John Lennon erano grandi amici, si erano conosciuti alla fine del 1974, durante il “lost weekend” dell’autore di “Imagine”, il periodo di separazione da Yoko Ono. Suonarono insieme, e nel gennaio 1975 decisero di dedicare una giornata a una sessione di registrazione agli Electric Lady Studios, da cui nacque “Fame”.
Bowie in seguito disse che Lennon era “l’energia e l’ispirazione” della canzone e per questo gli riconobbe un credito di coautore.
Nel terzo anniversario della morte di Lennon, Bowie lo ricordò eseguendo “Imagine” all’Hong Kong Colosseum.

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