Fu quasi un ritorno dall’oltretomba. Un miracolo che regalò una seconda vita ai Depeche Mode e al loro frontman. Il 28 maggio 1996 Dave Gahan fu dichiarato “clinicamente morto” al Cedars Sinai Hospital di Los Angeles per circa due minuti a causa di una micidiale overdose da speedball, miscela letale di eroina e cocaina. Per due minuti il suo cuore cessò di battere. Per i paramedici accorsi al Sunset Marquis Hotel di Los Angeles non c’era più nulla da fare. E invece, contro ogni previsione, Gahan tornò indietro: un uomo letteralmente risorto, a cui la vita offriva un’improbabile seconda possibilità.
Secondo la leggenda, risvegliandosi dal coma in cui era caduto, avrebbe pronunciato la frase "Do you mean this horny creep?" (traducibile con "Vuoi dire questo, maniaco eccitato?"), che sarà poi scelta come incipit di "Barrel Of A Gun", primo singolo inciso dopo la convalescenza e contenuto in "Ultra". Quando riaprì gli occhi, chiese anche al paramedico se avesse avuto un’altra overdose. La risposta fu glaciale: “No, David. Sei morto”, come raccontò in seguito al Chicago Tribune. Un amico gli avrebbe poi confidato che, quella notte, fu rianimato tre volte.
All’epoca Dave Gahan aveva 34 anni, era nel pieno della sua carriera e allo stesso tempo in balia di un’autodistruzione che sembrava inarrestabile. L’episodio di Los Angeles, infatti, arrivava a meno di un anno da un tentato suicidio. Tre anni prima, l'8 ottobre 1993, durante il tour americano di "Songs of Faith and Devotion", il cantante dei Depeche Mode era stato colpito da un infarto causato da un'overdose di eroina ed era stato, anche allora, salvato per miracolo.
L’intera band era uscita letteralmente devastata dal “Devotional Tour”, l’infinita tournée (più di un anno) conclusasi nel 1994 e promossa a sostegno del fortunato “Songs Of Faith And Devotion”. Il gruppo era ormai diviso, distrutto, soprattutto nei rapporti personali. Dave Gahan, ormai obnubilato dall’eroina e dalla fatica di quell’estenuante girovagare. Martin Gore continuava a rifugiare le sue angosce e i suoi malesseri personali nell’alcol e Andrew Fletcher era preda in modo sistematico della depressione più disfunzionale, un mostro che lo avrebbe poi spinto addirittura ad abbandonare i colleghi (sostituito dal fidato session man Daryl Bamonte) già a partire dalla prima data brasiliana dell’"Exotic Tour", una serie di concerti estivi che fungeranno d’appendice al "Devotional Tour". A tenere a galla i cocci, sempre più frantumati, era soprattutto Alan Wilder, anch’egli estenuato dal dover reggere la baracca in tutto e per tutto, una situazione che lo porterà, proprio in quei giorni, a comunicare che avrebbe lasciato la band senz’alcuna possibilità di ripensamenti, dopo tredici anni colmi di soddisfazioni.
In seguito a quell'episodio, il frontman britannico venne arrestato e fu costretto dal tribunale a disintossicarsi completamente e rimanere sotto controllo medico per anni. Dave Gahan trovò la forza di ripulirsi definitivamente e abbandonare per sempre certi eccessi. Nel 2005, ricordando quei momenti a Rolling Stone, confessò: “Sentivo che qualunque cosa facessi era sbagliata. Tutto ciò che vedevo era oscurità. Ero un uomo finito”. E a proposito della drammatica esperienza sospesa tra la vita e la morte ha poi raccontato: "La prima cosa di cui mi sono reso conto in ospedale è che la mia anima si trovava fuori dal mio corpo. Era come se stessi fluttuando nella stanza e potessi osservare esattamente cosa stava succedendo sotto di me: gli infermieri attorno al mio corpo che accorrevano nella stanza da ogni parte per cercare di salvarmi". E ancora: "Credo che sentissi la mia anima urlare perché aveva lasciato il mio corpo ed era diventata testimone di quello che gli era successo. Ero clinicamente morto, il mio cuore non batteva. Per me è come se fossero trascorse ore intere. Poi ricordo che all'improvviso vidi una completa e spaventosa oscurità attorno a me. Di certo non era un posto che mi sarebbe piaciuto visitare di nuovo".
Quell’oscurità si rifletté inevitabilmente in “Ultra”, l’album che i Depeche Mode pubblicarono nell’aprile 1997, il primo dopo l’uscita di Alan Wilder. “Arrivammo a un paio di punti in cui sembrò molto improbabile che saremmo andati avanti”, ammise Martin Gore. Non a caso, per la prima volta, la band rinunciò a portare in tour le nuove canzoni: Gahan non era ancora pronto a misurarsi con la fatica e le tentazioni della vita on the road.
Con il tempo, il cantante inglese ha imparato a convivere con la sua storia di cadute e rinascite. Nel 2007, al Guardian, rivelò di non aver visto alcuna luce durante quei due minuti di morte clinica, solo buio assoluto. “Una voce dentro di me disse: ‘Questo è sbagliato’. Come se non potessi decidere io quando finisce tutto. Quella cosa mi terrorizzò”.
Oggi, a distanza di tre decenni, Dave Gahan è in piena salute e ancora al centro della scena con i Depeche Mode: una band sopravvissuta a tutto, persino alla “morte” del suo cantante.