A distanza di oltre cinquant’anni dalla stagione più fertile dei Led Zeppelin, Robert Plant ha tratto una sorta di bilancio della propria carriera di vocalist. Individuando un vertice assoluto. Non si tratta, tuttavia, dei brani più celebri o iconici del repertorio come "Immigrant Song", "Stairway To Heaven" o "Kashmir", ma di una composizione più raccolta, sospesa, costruita sull’equilibrio tra arrangiamento e interpretazione: "The Rain Song", pubblicata nel 1973. Il cantante inglese, che ha stabilito un vero e proprio standard del frontman rock con un’estensione e una forza espressiva fuori scala, ha individuato proprio in questa ballata il momento più compiuto della propria esperienza vocale. "Il brano in cui ho cantato meglio in assoluto. Quando l’ho riascoltato ho pensato: non posso fare meglio di così".
Pubblicata nel marzo 1973 all’interno di "Houses Of The Holy", quinto album della formazione inglese, "The Rain Song" si sviluppa in oltre sette minuti di costruzione atmosferica. La base nasce da un’intuizione del chitarrista Jimmy Page, elaborata nel suo studio domestico di Plumpton, dove aveva appena installato una nuova console Vista, in parte derivata dallo studio mobile dei Pye Studios. Il brano, inizialmente intitolato "Slush", prende forma come una sorta di simulazione orchestrale, poi completata dal testo scritto da Plant. L’arrangiamento gioca un ruolo centrale: Page utilizza una chitarra Danelectro con accordatura alternativa (DGCGCD), mentre John Paul Jones costruisce il tappeto armonico con il Mellotron, ampliando la dimensione sinfonica del pezzo. Il risultato è un ambiente sonoro fluido, quasi cinematografico, su cui la voce si muove con precisione e misura.
"Nella primavera del mio amore, la mia seconda stagione/ tu sei la luce del sole che mi fa crescere, non ho mai provato una tale sensazione di calore", canta Plant, dettando subito il tono emotivo del brano, lontano dalla tensione elettrica di altri episodi zeppeliniani. È proprio in questo spazio che Plant colloca quella che ritiene la propria performance più riuscita, anche dal punto di vista tecnico: "Credo che le parti più alte in falsetto di 'The Rain Song' siano il mio biglietto da visita", ha spiegato, "Sono arrivato al mio massimo e non potrei superarlo".
All’origine del brano c’è anche un episodio raccontato dallo stesso Jimmy Page. Durante una conversazione con George Harrison, l'ex-chitarrista dei Beatles osservò che il gruppo non aveva mai scritto vere ballate. Page raccolse la provocazione: "Una sera George stava parlando con Bonzo e gli disse: 'Il problema con voi, ragazzi, è che non fate mai ballate'. Io gli risposi: "Gli darò una ballad", e scrissi 'Rain Song'. In effetti, si potrà notare che cito persino la sua 'Something' nei primi due accordi della canzone". Quell’eco iniziale, che richiama proprio la beatlesiana "Something", diventa così un dettaglio rivelatore: "The Rain Song" segna una sfida compositiva per i Led Zeppelin e una vetta vocale irraggiungibile per il loro cantante.