Difficile immaginare due musicisti più diversi di Frank Zappa e Lou Reed. Se si esclude la nazionalità, non c’è praticamente nulla che li accomuni. Tanto ironico, bizzarro, insofferente a ogni forma di dipendenza e ossessionato dalla tecnica era l’uno, quanto tragico, maledetto, orgogliosamente legato alle sue composizioni di tre o quattro accordi e dipendente da sostanze era l’altro.
Per anni questa distanza ha portato Lou Reed a esprimere giudizi durissimi nei confronti di Frank Zappa. È celebre una dichiarazione degli anni Settanta in cui lo definisce “probabilmente la persona meno talentuosa che abbia mai sentito”, accusandolo di essere “pretenzioso” e incapace di suonare vero rock’n’roll. Conoscendo Lou Reed, non si tratta di semplice antipatia o di competizione: i due giocano sport diversi, e quindi una vera competizione non poteva nemmeno esistere. Quelle parole rivelano piuttosto l’esistenza di due idee opposte di avanguardia, due modi divergenti di essere unici in un mondo musicale che tende costantemente alla standardizzazione. Dopo anni di reciproca indifferenza, durante i quali entrambi hanno perseguito con coerenza la propria strada, il 4 dicembre 1993 Frank Zappa muore a causa di un carcinoma alla prostata diagnosticato troppo tardi. È l’inizio di un’altra storia.
A omaggiarlo, durante la cerimonia per il suo ingresso nella Rock And Roll Hall Of Fame nel 1995, infatti, sarà proprio Lou Reed. Nel suo discorso il cantautore newyorkese abbandona le vecchie invettive e sottolinea con sincerità l’onestà e la coerenza di un artista che era molto più di un semplice musicista rock: una di quelle persone che “lasciano le cose migliori di come le hanno trovate”. Reed confessa di rimpiangere di non aver avuto l’opportunità di conoscerlo meglio e ne ammira la purezza e la coerenza, qualità rare nell’industria musicale. Secondo Reed, l’ironia e la presunta volgarità di Zappa erano il suo modo di smascherare l’ipocrisia della società americana, falsa e perbenista, mettendola di fronte a sé stessa senza filtri. In fondo, sembra riconoscere che qualcosa in comune tra loro ci sia sempre stato: entrambi outsider, entrambi diffidenti verso le major, entrambi determinati a difendere la propria identità fino alla fine.
Se Lou Reed smontava le menzogne della società americana e dei suoi politici attraverso la tragedia, Zappa lo faceva con l’ironia e lo sberleffo. Forse, allora, i due erano più vicini di quanto si sia voluto credere - ed entrambi hanno lasciato il mondo migliore di come l’hanno trovato.