Ozzy Osbourne ci ha lasciati il 22 luglio 2025. Alla sua maniera. Da leggenda.
Solo pochi giorni prima, il 5 luglio, il suo mito veniva celebrato come meritava, con il live "Back To The Beginning". Sul trono dell’ultimo Re del rock. Un’uscita di scena impeccabile, non c’è che dire. Come tutta la sua vita, del resto: quella di un artista maledetto che, per tutti i suoi 76 anni, non ha fatto altro che vivere sul filo del rasoio. Vivere e sopravvivere, cadere e rialzarsi. Ogni giorno.
Perché quella di Ozzy è stata la vita di un sopravvissuto, fin dall’inizio. Dall’infanzia difficile a Birmingham, vissuta in condizioni economiche precarie, alla grave dislessia che lo tormentava. A scuola è considerato poco più di un idiota dagli insegnanti. I compagni lo bullizzano senza pietà - tra questi anche il suo futuro compagno d’avventura, Tony Iommi. Una vita che sembra destinata alla sofferenza: lavori pesanti, disoccupazione, droga, degrado, povertà: al massimo un lavoro in fabbrica sino alla fine dei suoi giorni.
Cosa puo salvare un ragazzo così fragile e chiuso in sé stesso? Un miracolo. E quel miracolo arriva. Un prodigio che solo la musica rock poteva compiere.
Il giorno in cui i primi Black Sabbath rispondono all’annuncio di un cantante sconosciuto in cerca di una band, Tony Iommi è assolutamente contrario al suo ingresso. Ma gli altri decidono di dargli una chance. La leggenda ha così inizio e più di chiunque altro al mondo, Ozzy vince la sua scommessa. Il miracolo è compiuto. La musica diventa riscatto e vendetta verso una società che lo aveva relegato all’ultimo gradino. Ozzy frega tutti: i bulli, gli insegnanti che lo avevano umiliato e tutti quelli che non avevano mai creduto in lui.
Vive una vita da rockstar maledetta. Una vita da romanzo, fatta di eccessi, disperazione, felicità. Tutto vissuto fino in fondo, senza filtri, senza alcun limite, fino alla veneranda età di 76 anni. Una vita che nessun altro essere umano ha mai vissuto. La vita dell’ultima rockstar.
Ma la caratteristica più incredibile di Ozzy è stata la sua sincerità. Nella sua vita non c’è stato nulla di falso, non ha mai recitato un ruolo, è sempre stato sé stesso. Come nessun altro. La sua esistenza è stata vissuta sotto i riflettori, con le telecamere che lo seguivano persino dentro casa, cogliendone le debolezze, le paure, gli eccessi, le fragilità. Tutto questo ha lanciato un messaggio: vivere al massimo delle proprie possibilità. Inseguire un sogno che nel suo caso si è realizzato. Ma per Ozzy non si trattava di essere un modello da seguire. Tutt’altro.
La sua vita è stata un inno alla libertà di scelta. Ozzy non aveva verità da urlare, come certi cantautori. Il suo lascito è stato: "I Don’t Know". Inutile chiedergli opinioni sui destini del mondo, su ciò che è giusto o sbagliato. Avrebbe risposto sinceramente: non ne so nulla. E proprio per questo ha sempre incoraggiato i suoi fan a essere sé stessi, a inseguire i propri sogni ed essere autentici, perché qualcuno avrebbe realizzato il suo sogno, con un po’ di fortuna e tanta forza di volontà.
Il resto è storia: dai Black Sabbath alla carriera solista, dagli abissi della depressione (l’abbandono della band, la morte di Randy Rhoads) alla rinascita continua. E forse, è persino inutile celebrarlo, perché tutti sappiamo già tutto.
Ozzy ci ha lasciati da eroe. Il suo ultimo concerto, di poco più di due settimane fa, "Back to the Beginning", che presto diventerà anche un film, ha incassato circa 160 milioni di euro. Lui ha voluto donarli agli ospedali pediatrici Acorns Children’s Hospice e Birmingham Children’s Hospital, e al Cure Parkinson’s, a sostegno della ricerca sul morbo di Parkinson. Difficile immaginare un addio più grande di questo.