Robert Fripp e Jimi Hendrix: due musicisti decisivi per l'evoluzione della chitarra nel rock, che tuttavia non vengono solitamente accostati per affinità stilistiche. Eppure, nel 2020, il leader supremo dei King Crimson, durante una conversazione pubblica con la sorella Patricia, ha ricostruito con precisione il peso decisivo che Hendrix ebbe nella sua formazione, in anni in cui il suo rapporto con la musica stava trovando una direzione definitiva.
Fripp ha rievocato anzitutto l’impatto dell’ascolto di quel giovane chitarrista americano che aveva trovato in Inghilterra una sorta di rifugio creativo. Un suono nuovo, fisico, carico di sensualità, che rompeva con qualsiasi grammatica precedente. “Ricordate le note iniziali di 'Foxy Lady' o di 'Purple Haze'? Certo che le ricordate. Hanno cambiato la mia vita”, afferma Fripp, sintetizzando in poche parole l’effetto di quella rivelazione.
Ma non è tutto. Fripp ha anche rievocato un fantomatico incontro con il funambolo di Seattle, avvenuto "un mercoledì", in occasione di un concerto dei King Crimson. La storia di questo episodio circola in realtà dal 1976, per mezzo del booklet della raccolta crimsoniana "A Young Person’s Guide To King Crimson", nel quale però era anche scritto "Some of the mistakes included are deliberate"... Fripp ha rievocato più volte quello storico giorno, il 14 maggio 1969, al Revolution Club di Londra, in cui tra il pubblico di un concerto dei Crimson, ci sarebbe stato proprio Hendrix. “Una sua caratteristica era la luminosità: brillava”, racconta Fripp. “Mi si avvicinò e disse: ‘Stringi la mia mano sinistra, è la più vicina al mio cuore’”. Un incontro breve, ma sufficiente a imprimersi in modo indelebile. A rafforzare il ricordo contribuirebbe anche un aneddoto riportato a Fripp da un amico: la cognata del primo batterista dei King Crimson, Michael Giles, ricordava Hendrix che, entusiasta, saltava per la sala ripetendo: “Questa è la migliore band del mondo!”. E Fripp ha concluso perentorio: “A quel tempo lo eravamo. Per circa tre mesi, siamo stati la migliore band del mondo”.
Diverse fonti, tuttavia, mettono in dubbio la presenza di Jimi Hendrix a Londra nella notte del 14 maggio 1969, collocandolo invece con continuità a New York e negli Stati Uniti. Secondo testimonianze bibliografiche attendibili, in quei giorni Hendrix sarebbe stato impegnato in jam session allo Scene Club di New York con Steve Stills e Johnny Winter, oltre a sessioni in studio ai Record Plant, documentate anche da registrazioni circolanti su bootleg. A consolidare lo scetticismo contribuisce la cronologia ufficiale dei concerti: l’11 maggio Hendrix si esibiva a Indianapolis, il 16 a Baltimora e il 17 a Providence, con ulteriori fonti che confermano l’attività live della Experience negli stessi giorni. L’ipotesi di un rapido spostamento transatlantico per una sortita londinese risulta quindi non molto credibile.
Fripp continuerà però a far circolare la storia in varie altre occasioni, alimentando così la leggenda, al netto dell'ironia sardonica che spesso contraddistingue le sue esternazioni. Resta comunque l'idea che un legame invisibile sia rimasto a unire i percorsi di due dei chitarristi rock più importanti di sempre.