Quando Vasco Rossi raccontò il suo “19° esaurimento nervoso”

07-04-2026

Nel suo canzoniere Vasco Rossi ricorre spesso a personaggi immaginari per esorcizzare le sue ossessioni e i suoi demoni. Uno di questi è la protagonista di una canzone del 1977 inclusa nell’album d'esordio "...Ma cosa vuoi che sia una canzone...", pubblicato un anno dopo. Si tratta di una delle prime e più autentiche confessioni in musica del cantautore di Zocca, composta in un periodo di forte instabilità emotiva. Al centro, una ragazza incapace di comunicare il proprio disagio e quindi esclusa da una società che misura il valore sull’utilità. “Jenny non vuol più parlare/ non vuol più giocare/ vorrebbe soltanto dormire/ Jenny non vuol più capire/ sbadiglia soltanto/ non vuol più nemmeno mangiare”, è l’incipit che introduce subito nel disagio di “Jenny è pazza”.

Ma Jenny in realtà altro non è che lo stesso Vasco Rossi alle prese con il celebre “diciannovesimo esaurimento nervoso”, un alter ego, attraverso cui l’artista emiliano esplora i dirupi della fragilità umana e del senso di emarginazione attraverso una tensione costante verso quei “limiti della mente” che l’artista emiliano dichiara di frequentare per esigenza espressiva, in un equilibrio precario tra slanci e cadute, tra isolamento e ritorno alla superficie.
Con il tempo, quella confessione individuale ha acquisito un valore più ampio. Il verso “la vita è tutto un equilibrio sopra la follia”, inizialmente pensato come descrizione privata, si è rivelato condivisibile, quasi una formula generazionale. "Jenny è pazza" smette così di essere solo il ritratto di una singola inquietudine e diventa una rappresentazione più estesa della condizione umana, sospesa tra instabilità e ricerca di senso.

Lo stesso Vasco Rossi, in occasione della Giornata mondiale della salute mentale del 2025, dedicò alla storia della canzone un lungo messaggio su Instagram: “Jenny… una giovane donna che ha dei problemi e non riesce a comunicarli al mondo, si sente esclusa. Per la società non è utile, e se non sei utile, ti mettono da parte, ti emarginano... – scrive Vasco - L’ho scritta quando la mia avventura non era ancora cominciata. In realtà nella canzone parlo di me… Jenny sono io in preda al mio ‘diciannovesimo esaurimento nervoso’, quello che mia zia avrebbe curato a suon di bastonate. Allora si diceva esaurimento, oggi si direbbe depressione. lo ne sono sempre uscito, e ne esco, grazie alla musica, grazie ai concerti, per me il motivo per esistere e resistere. Io ho sempre coltivato il mio lato di follia sognatrice.
Per amore dell’arte, mi trovo a frequentare i ‘limiti della mente’, un camminare sul filo che ti fa arrivare vicino appunto a quell’inferno ‘che esiste veramente’.... Altezze vertiginose e profonde valli di solitudine che io frequento e dalle quali esco sempre in piedi. Quando ho scritto che la vita ‘è tutto un equilibrio sopra la follia’, parlavo di me e pensavo descrivesse solo me… Poi, vedendo invece come ci si riconoscevano tutti, ho capito che era una canzone universale. Ognuno vive sul filo, in un equilibrio precario sopra la sua, di follia”.

Una lotta quotidiana, dunque, che Vasco finisce con l’esorcizzare attraverso il verso conclusivo del brano: “Jenny ha pagato per tutti, ha pagato per noi, che restiamo a guardarla ora…Jenny è soltanto un ricordo, qualcosa di amaro da spingere giù in fondo”. Jenny diventa dunque il simbolo di tutte le persone abbandonate, lasciate indietro, perché diverse, complicate, faticose. Una fotografia implacabile della solitudine nella sofferenza, dei pregiudizi e dell’isolamento di chi vive sfuggendo alle convenzioni. Attraverso un autoritratto lucido e spietato, Vasco Rossi esprimeva così il suo primo j’accuse contro la società che ghettizza ed esclude.

 
 
 
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Curiosità finale: “Jenny/Silvia” fu anche il primo singolo di Vasco Rossi, pubblicato il 15 giugno 1977 e stampato in sole 2500 copie: si tratta di due versioni diverse, a livello strumentale, rispetto a quelle presenti nell'album “...Ma cosa vuoi che sia una canzone...”. L'etichetta era la Jeans di Paolo Borgatti, editore specializzato in liscio. Il 45 giri fu presentato nell'aula magna di un istituto di Modena e benché la tiratura iniziale fosse bassissima, ottenne subito un buon successo, anche grazie ai passaggi ripetuti su Punto Radio", la radio indipendente fondata a Zocca dallo stesso Vasco Rossi con l'amico Marco Gherardi.
Il successo di "Jenny" indusse Borgatti a produrre il primo album di Vasco, con l'aiuto del musicista Alan Taylor e di Gaetano Curreri, leader degli Stadio (all’epoca ancora band di Lucio Dalla), che arrangiò tutti brani di "...Ma cosa vuoi che sia una canzone...", compreso "Jenny", che fu arricchito di un'ultima strofa, riarrangiato e reintitolato proprio "Jenny è pazza".
E dopo 40 anni la canzone è stata anche corredata da un videoclip in motion graphic con i disegni realizzati su carta da Rosanna Mezzanotte e successivamente digitalizzati. La regia è di Arturo Bertusi, l'art director di Vasco, e la produzione Chiaroscuro Creative. Un lavoro tra immagini e scrittura, con la particolarità che alcuni disegni già esistenti hanno ispirato parte della storia. "Ma tutti gli altri disegni, centinaia, sono stati realizzati su carta sulla base della sceneggiatura – ha spiegato Bertusi - e poi sono stati digitalizzati per l'animazione e la produzione".
Jenny nel video cade letteralmente a pezzi, il suo mondo interiore crolla insieme al mondo circostante. "Eppure – ha raccontato ancora il regista - ci siamo sempre presi cura di lei: l'abbiamo disegnata, colorata, l'abbiamo fatta entrare in mondi fantastici, abbiamo reso visibili (e per questo meno spaventose) le sue paure, fino ad aiutarla, partendo proprio da quei pezzi, a rimetterli insieme e ricostruire la sua identità. Questo processo, come un contagio benefico, è stato una vera catarsi emotiva per tutta la squadra, che ha lavorato a questo progetto con un amore e una passione quasi maniacali. Perché siamo tutti Jenny, o almeno lo siamo stati per un periodo della nostra vita".

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