Tropic Of Cancer

Tropic Of Cancer

Fra luce e oscuritÓ

intervista di Michele Guerrini

I Tropic Of Cancer sono una delle promesse più interessanti della scena dark-wave americana. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Camilla Lobo, l'anima femminile del progetto, in occasione della loro partecipazione al primo Mannequin Festival, svoltosi a Roma

Parliamo delle origini del vostro progetto musicale. Come vi siete conosciuti e come avete intuito che poteva essere interessante unirvi in una band?
Io e Juan Mendez ci incontrammo nel 2005 a un concerto punk organizzato da amici. Si formò subito un legame fra noi  e da allora siamo stati sempre insieme. Lavorare su progetti musicali fu inevitabile. Dopo aver chiesto a Juan di collaborare, abbiamo formato i Tropic Of Cancer; non abbiamo mai avuto intenzione di condividere la nostra musica con altri, o diventare una "band"... ma, poco dopo il completamento della nostra prima canzone, un amico ci chiese di suonare a una serata ambient. Dovemmo preparare in una settimana un intero set. La performance fu piuttosto stressante, ma fummo contenti di aver accettato la proposta del nostro amico.

Che ruolo ha ognuno di voi nella band?
Da un punto di vista strumentale niente è statico. Entrambi suoniamo qualsiasi strumento usato nelle canzoni. È sempre differente.

Come avete scelto i vostri strumenti e quale è la vostra idea di suono perfetto?
Drum machine, chitarra, basso e sintetizzatori. Abbiamo scelto questi perché amiamo il suono che deriva dalla somma delle differenti parti... è il suono perfetto.

Quale è il vostro background musicale?
Oltre a essere un'ossessionata musicale non posso dire di avere un background musicale, fatta eccezione per la band e il djing a qualche festa, in qualche locale. Juan ha una formazione molto vasta nella creazione e come dj di minimal techno e weird electronics.

Come definiresti l'estetica dietro le vostre opere? Quali sono gli scrittori, pittori, poeti che vi hanno influenzato?
C'è sempre un elemento di dolore e conflitto che permea il nostro suono, ma non vorrei descriverlo come malinconico od oppresso. Penso che la struttura di ogni canzone rifletta una lotta tra bellezza e rozzezza. Ciò che spero è che un ascoltatore possa immaginare la propria narrazione all'interno del conflitto.
Riguardo alla letteratura, sono stata molto ispirata da un poeta, Arthur Rimbaud. Le sua opera fondamentale, "Una stagione all'inferno", raggiunge un perfetto equilibrio fra luce e oscurità, elemento che cerco inconsciamente di inserire nei miei testi, nel mio approccio agli strumenti.

Riguardo ai formati, avete prodotto un 10" e un 12'' in vinile, che ne pensate del revival di questo formato?
Ho imparato il mestiere di dj sui vinili e questo mi porta a essere sempre attratta da questo supporto. Penso sia naturale considerare un disco come qualcosa che rende la musica più tangibile, materiale. Sebbene apprezzi l'entusiasmo che deriva dalla possibilità di scaricare qualsiasi cosa in un istante dal web, mi manca il processo, l'insieme di azioni che ti portava al negozio di dischi a comprare musica nuova. Non lo farò mai più. Ormai scarico musica tutto il tempo, e molto spesso scarico canzoni che non avrò mai il tempo di ascoltare, e di cui mi dimenticherò. Quando compro un disco, è qualcosa di più determinato. Con ciò, stampare i nostri dischi in vinile non è mai stato in dubbio.

Riguardo la vostra ultima release, "The Sorrow of Two Blooms", come la descriveresti? Come le avete dato vita e quale è il vostro processo creativo?
Abbiamo registrato il disco in un weekend. È venuto alla luce molto facilmente, molto naturalmente per noi, in quanto passavo un brutto periodo a causa della morte di un nostro caro amico. Il triste e addolorato sentimento delle registrazioni è reale.

Come vi porreste in prospettiva con il revival minimal wave e il fenomeno witch house?
Credo che nessun artista si possa ritenere soddisfatto dell'etichetta che gli viene affibbiata, sebbene possa comprendere che è necessario fissare generi e definizioni. Per quanto riguarda la "minimal wave", la struttura ritmica e l'uso dei synth dei nostri pezzi, ovviamente, fa riferimento a un suono di quel tipo. Per la "witch house" credo che l'immaginario e l'estetica siano la principale ragione per cui la gente fa questa associazione con noi. Noi componiamo musica in maniera naturale, spontanea. Penso che sia molto bello che fan di entrambe le scene possano convergere ed essere interessati a noi.

L'ultima domanda. Quali sono le vostre idee creative per il futuro? Quale è il prossimo passo?
Aspetta e vedrai. C'è un Ep in arrivo sotto Mannequin Records (stessa etichetta di Mushy) per i prossimi mesi e un Lp per Blackest Ever Black, che sarà pronto presumibilmente per la metà del 2012, se tutto va come programmato.

(31/10/2011)

Discografia
 The Dull Age/Victims 10" (Downwards, 2009)
 
 Be Brave 12" (Downwards, 2011) 
The Sorrow Of Two Blooms (Blackest Ever Black, 2011)
 
pietra miliare di OndaRock
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