Neronoia

Il Rumore Delle Cose

2008 (Eibon) | darkwave

Nati dall'unione creativa e spirituale tra Canaan e Colloquio, due dei più valenti progetti dell'underground oscuro di casa nostra, i milanesi Neronoia debuttano due anni fa con "Un Mondo In Me". Album che già chiariva gli intenti del neonato side-project: musica che si poneva come obiettivo lo scavo spietato di una interiorità tormentata: una gelida e dolorosa introspezione dietro una maschera di glaciale indifferenza. Musica che si sviluppa dunque attraverso territori asfissianti e malinconici, come era anche lecito aspettarsi data l'ascendenza dai Canaan, band tra le più fondamentali, e ingiustamente misconosciute, del moderno panorama "dark" italiano.

E ora il discorso auto-analitico dei Neronoia prosegue nel "Rumore Delle Cose", seguito più che ideale dell'album di debutto, di cui viene perfino proseguita la numerazione dei brani senza titolo (infatti si riparte qui da "XI"). Ancora più che nel primo capitolo, ognuno dei dieci nuovi brani senza titolo di questo album si porta dietro un peso quasi insostenibile. Sul "Rumore Delle Cose" grava la fatica di ogni suo singolo istante, gesto, respiro. Estremizzata la lezione sonora e atmosferica dei Lycia,  le due menti principali del progetto, Gianni Pedretti (Colloquio) e Mauro Berchi (Canaan), rinchiudono la loro musica dentro un pozzo sempre più profondo, e se ne stanno lì immobili nel buio con gli occhi ciechi e spalancati.

La voce di Pedretti annega nel proprio distacco, rivolta all'apparenza unicamente a sé stessa: flussi di coscienza nutriti di vuoto e solitudine, persi in bassi abulici e ritmi lenti e svogliati, feriti da subdoli inserti dark-industriali. "Il Rumore Delle Cose" osserva nel buio memorie e riflessioni con un'apatia che non è nemmeno più disperazione. E quasi controvoglia le partiture strumentali si aprono regolarmente a squarci di maestosa e indifesa bellezza, che come detto discendono direttamente dai Lycia, specie quelli di "Ionia" e "Stark Corner".

I suoni sono ovattati e la produzione è deficitaria, cose che rendono ancora più morboso e opprimente l'insieme sonoro, capace di aggredire in profondità il tessuto sensoriale, a dispetto della sua calma apparente. Con "Il Rumore Delle Cose", Berchi e Pedretti continuano le loro peculiari esplorazioni di paesaggi interiori che nulla hanno di rassicurante e attraente. Eppure, basta ammetterlo, familiari a tutti noi. Proprio per questo non stupisce constatare come sotto una superficie così ostica rifulgano senza sosta melodie epiche e dolenti. "Il Rumore Delle Cose" è il vuoto che ci circonda, e che tutti noi ci portiamo dentro. Un album difficile e ammirevole che a modo suo è un inno alla vita, all'intima verità che tutti nascondiamo.

(02/06/2008)

  • Tracklist

1. XI
2. XII
3. XIII
4. XIV
5. XV
6. XVI
7. XVII
8. XVIII
9. XIX
10. XX

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