The Mostar Diving Club

Triumph Of Hope

2013 (Lucky Sixteen) | folk-pop, songwriter

Giacca, cravatta e pinne da sub: Damian Katkhuda sbuca sorridente da un vecchio sottomarino, pronto a scrutare l’orizzonte in compagnia di una bussola e di una chitarra. Dopo oltre tre anni di immersione silenziosa, i suoi Mostar Diving Club si riaffacciano alla superficie proprio come nelle surreali immagini del video di “Broken And Borrowed”, primo singolo tratto dal nuovo album “Triumph Of Hope”. Un disco rimandato a lungo, che arriva giusto in tempo per salutare il fiorire della primavera con il suo intarsio di melodie cristalline e sussurri agrodolci. Riprendendo le fila di quel folk-pop lieve e sognante, degno di un Mark Linkous virato pastello, che già rappresentava la cifra anche del precedente “Don Your Suit Of Lights”.

 

Qualche nota di pianoforte, sparsa tra echi e riverberi perduti nell’etere: dal prologo sospeso di “Signals”, ecco emergere fragile la malinconia di “Train Of Roses”, con il suo lento crescendo a passo di locomotiva. La formula dei Mostar Diving Club non cambia: carillon di arpeggi, orchestrazioni appena tratteggiate, punteggiature di glockenspiel. E la voce delicata e accogliente di Katkhuda a proiettare sullo schermo un caleidoscopio di visioni gondryane. Piccole gemme di semplicità, fatte apposta per sbocciare in irresistibili sinfonie giocattolo a base di tintinnii e battimani, da “Little Black Heart” a “Give A Little Love”.

Le radici slave restano legate sin dal nome ai Mostar Diving Club, ma è ormai a Londra che Katkhuda è di casa. Proprio all'ombra del Big Ben è nato anche “Triumph Of Hope”, registrato nei Trouble Studios del produttore Will Worsley (già al fianco di Katkhuda dai tempi della sua precedente avventura musicale come leader degli Obi).
“Scrivo canzoni dovunque mi trovi”, racconta Katkhuda. “Girando in bicicletta per Londra, quando sono a letto, a casa, in vacanza. Poi le porto in studio da Will ed è lì che inizia il divertimento: non so mai come potrà cambiare la mia idea iniziale”. Il risultato è una collezione di brani dalla calligrafia minuta e ricca di dettagli, a cui si affianca un pugno di outtake diffuse dai Mostar Diving Club su Bandcamp con largo anticipo rispetto all'uscita ufficiale dell'album.

I fiati spargono profumi di frontiera sui cori di “Voyage Of Starlings”, evocando remoti paesaggi gitani (“Where the old gypsies sing of fortunes untold”). Le cartoline vintage di “Chariot” assumono inflessioni jazzistiche dense di romanticismo (“Take me to the place where I belong, that’s all that my heart requires”). Tutto si dipana su un equilibrio sottile, che vacilla solo quando gli accenti si fanno più marcati, come nell'intreccio con la voce di Ange Boxall sulle note di “To The Ocean”.
“Greatest of journeys will start with a kiss”, canta Katkhuda sul sorriso bucolico del banjo che percorre “Broken And Borrowed”, quasi a voler sintetizzare la traiettoria di “Triumph Of Hope”. “Don’t know where we are, but there’s gotta be more than this”. È tutto racchiuso qui, il trionfo della speranza: nella certezza che ci sia qualcosa di più, oltre. Vale la pena di non smettere mai di cercare.

(30/03/2013)

  • Tracklist
  1. Signals
  2. Train Of Roses
  3. Little Black Heart
  4. Echoes
  5. Give A Little Love
  6. Voyage Of Starlings
  7. Broken And Borrowed
  8. Lines Of Gold
  9. Circus Of Fools
  10. Chariot
  11. To The Ocean
  12. Setting Suns
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