Sun Araw

Belomancie

2014 (Sun Ark) | avant-neopsichedelia

Continuous present is one thing and beginning again and again is another thing
These are both things. And then there is using everything

(Gertrude Stein)
 

 

Parlare di un disco di Sun Araw non è molto diverso da provare a spiegare un trip psicoattivo o tentare di mettere in ordine logico le sequenze di un sogno. Le immagini improvvisamente si confondono, le relazioni si ottundono e le strutture collassano ridicolmente, lasciando solo quel tipico senso di insoddisfazione diffusa.
Si potrebbe certamente catalogare il numero e la qualità del loop utilizzati, tentare di elencare i rimandi che l’uso variegato dei bassi innesca, quindi restare sommamente sbigottiti all’ubriachezza acidissima dei riverberi. Eppure il centro dell’opera continuerebbe a fuggire altrove, la dimensione olistica, la vera misura dei dischi di Stallones, candidamente ignorata.
Banale per quanto possa sembrare, un disco di Sun Araw è un’esperienza, un livello altro con linguaggio e nessi propri che richiede accettazione e mente libera.

Con “Belomancie” Sun Araw continua innanzitutto la sua attività di progressiva scarnificazione formale inaugurata con il precedente lavoro, sancendo probabilmente la fine delle cavalcate neo-psichedeliche che furono. Stallones ha abbracciato con inedita convinzione un approccio minimalista, procedendo per la prima volta completamente in solitario e senza alcun canovaccio scritto. I nove pezzi di cui si compone il disco (per quasi ottanta minuti di totale) viaggiano infatti all’insegna dell’improvvisazione per traiettorie mai veramente prevedibili.
Possono presentarsi alla stregua di soundcheck sintetici per rivelare di colpo scenografie tropicali in preda a scosse sismiche, si distendono su fanfare analogico-primitiviste prima di eruttare acidi sintetizzati, lasciano scorgere belomanzie in coda a oscuri riti dionisiaci prima di aprirsi a giri chitarristici rustici e melanconici.
Pezzi la cui lunga durata è mai come in questo caso un fatto del tutto trascurabile: vantando una struttura in sviluppo continuo e mai lineare, è possibile approcciarli in un punto qualsiasi e ritrovarsi sempre nel mezzo del climax ma mai al suo culmine, si può selezionarne porzioni e partire per congetture surrealistiche oppure abbandonarsi in una trance potenzialmente infinita. Un po’ come l’ipnotico video di “Huff” o i giochi di rette individuati in foto “random” nel fronte e retro cover.

Disco numero nove a firma di Stallones, “Belomancie” rivela un musicista comunicatore e profeta, un’opera necessaria che riscatta finalmente il suono Sun Araw dalla mode, dai featuring e dagli echi dronici del passato.
Abbandonatevi senza riserve alla sfuggente totalità del nostro, l’acido è tra i più vividi in circolazione, no matter how good or bad.

(15/03/2014)

  • Tracklist
  1. Scrim
  2. Curtis
  3. Huff
  4. Belomancie
  5. One After One
  6. Solo Wallet Shuffle
  7. Remedial Ventilation
  8. Flote
  9. Seven Lampstands
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