Willie Peyote

Educazione Sabauda

2015 (ThisPlay Music) | alternative-rap, songwriter

Quale crede che sia il suo maggior pregio?
La sincerità.
E il suo principale difetto?
La sincerità.
Qual è la sua più grande aspirazione?
La sincerità.
È un giovanotto sveglio vedo. E allora mi dica, qual è il reddito annuo della sua famiglia?
...La sincerità?

Basta questo breve scambio di parole, raffigurante un ipotetico colloquio di lavoro, per delineare le fondamenta di questo Lp. I versi vanno ad anticipare una prima traccia che più che una intro è una dichiarazione d’intenti: Willie Peyote, scuola torinese, ci tiene a prendere sin da subito le distanze da una scena in grande fermento, sia artistica che commerciale. La sua non è una questione di essere migliore o peggiore, quanto proprio di viaggiare in una direzione diversa. La distanza, quella tra lui e gli altri rapper, è palese sin dalle prime note, e ogni porzione di questo album è lì a rimarcare le differenze.

Ma a colpire di più di “Peyote 451 (L’eccezione)” è la melodia che gira tutta intorno a un riff di chitarra acustica. La particolarità si ripete, in forme diverse, nelle tracce a seguire: diviene immediatamente la peculiarità principale del disco, il quale pianta le radici nello smooth-jazz e nello swing ed è molto “suonato” rispetto ai canoni del genere - che poi a ben vedere il rap è un diretto erede di questi generi, quindi il suo è solo un cerchio che si chiude. Lontano anche dal cosidetto jazz-rap, rispetto al quale risulta più delicato, privo della verve americana.
Tracce come “Che bella giornata” o “C’era una vodka” di elettronica hanno ben poco e quando ce l’hanno è ben nascosta; in compenso sono ricche di pianoforti, trombe, sax e fiati in generale. Un mix pieno di colori e sfumature che mostrano sapori diversi da canzone a canzone. In questo calderone “Io non sono razzista ma…” è sicuramente uno dei pezzi più riusciti, flow e base in perfetta sintonia, per una critica al populismo leggera e pungente al tempo stesso.

Questo è il sound che riguarda tre quarti dell’album, non mancano infatti le eccezioni - come l’oscura “Etichette”, uno stream of consciousness carico di rabbia, tra le tracce che risaltano di più - e i contraltari. Tra questi il primo in ordine di scaletta è “Interludio”. L’interruzione indicata nel titolo si riferisce al tema trattato, unico caso infatti in cui Willie si prende la libertà di fare un pezzo rap che parla di rap, prendendo in giro i pezzi rap che parlano di rap; un cortocircuito di ironia che ancora una volta rimarca il distacco.
Si prosegue con “Giudizio sommario” (che contiene una piccola frecciatina a LowLow nella chiusura) e la triplete finale, nella quale spicca di misura “Truman Show”: prodotto da Godblesscomputers, un brano che prendendo spunto dal film diretto da Peter Weir presenta una malinconica disgressione sull’essere e sull’apparire. La necessità di raggiungere una fantomatica verità, tema-cardine del disco, spinge il giovane piemontese a toccare una delle sue più alte vette liriche: “Forse la verità esiste, però non si può raccontare/ Già nel guardarla la cambi, già nel pensarla scompare/ ma nell’essere triste non c’è niente di male/ se il dolore persiste fino al prossimo telegiornale”.

Dal suo esordio Willie Peyote fa un passo laterale e contemporaneamente uno in avanti. “Educazione Sabauda” ha poco in comune con “Non è il mio genere, il genere umano”, ma ne sembra anche la naturale evoluzione. D’altronde aveva già dimostrato con il Funk Shui Project la sua versatilità musicale.
Il rapper è riuscito a sfornare un album organico. A livello musicale è praticamente perfetto, gli arrangiamenti (e la produzione in generale, affidata a Frank Sativa) sono curati sino all’ultimo dettaglio. Vi è un totale equilibrio delle parti, l’entrata e l’uscita degli strumenti non è mai data al caso né risulta forzata: ogni cosa è al posto giusto.
Liricamente, invece, “Educazione Sabauda” dimostra quanto già si sapeva, ovvero che l’artista è un bravissimo cantautore moderno. Le quindici composizioni sono delle visioni nichilistiche senza filtri. Una lunga riflessione sull’incapacità di capire e adattarsi alla società circostante e al doversi mimetizzare con la stessa per sopravvivere. E per farlo il torinese usa un linguaggio schietto e preciso, ma al contempo raffinato, mai sopra le righe.
Featuring d’onore quella del padre, compare alla batteria di “Che bella giornata” e in un paio estratti di telefonata avvenuti tra i due, che danno un ulteriore tocco di umanità.

Il suo forse non sarà stato il miglior disco rap dell’anno passato, ma il punto è che non voleva nemmeno esserlo. Willie va un po’ oltre, non rinunciando alle proprie origini ma non mancando di scrollarsi di dosso gli stereotipi che ne derivano. “Educazione Sabauda” va oltre gli stilemi ed è una piacevole eccezione a un mercato che cerca di catalogare anche se stesso.

(17/01/2016)

  • Tracklist
  1. Peyote451 (L'eccezione)
  2. Che bella giornata
  3. C'era una Vodka
  4. La scelta sbagliata (feat. Tormento)
  5. Interludio
  6. L'outfit giusto
  7. Willie Pooh
  8. Etichette
  9. Giudizio Sommario
  10. Io non sono razzista ma...
  11. Vecchio ho fatto un sogno (skit)
  12. La dittatura dei nonfumatori
  13. Nessuno è il mio signore (feat. Ensi, Paolito)
  14. Truman Show (feat. Godblesscomputers)
  15. E allora ciao




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