Doubling Riders

Garama (ristampa)

2015 (Time Released Sound) | chamber music, ambient, contemporary

Nel 1985, in quello che fu agli occhi di molti un decennio di declino culturale e di sostanziale stallo per quel che riguarda le espressioni più “colte” della musica contemporanea, un piccolo e misconosciuto ensemble italiano fu in grado di seminare un trittico di dischi totalmente fuori dal coro. L'ultimo di questi, “Garama”, resta forse assieme a “Generazioni del cielo” di Roberto Cacciapaglia, il miglior esempio made in Italy di commistione tra musica colta (taluni direbbero, forse, “classica”) e nobiltà popolare (tradizione folk tipicamente mediterranea).

A distanza di ventiquattro anni dall'uscita dell'album per la microlabel Il Museo Immaginario, passata all'epoca del tutto inosservata, a riportare alla luce questo piccolo gioiello è Time Released Sound, l'etichetta di Colin Herrick che da anni promuove attraverso il suo catalogo il meglio della musica atmosferica di ricerca. Un ambito per cui un disco come “Garama” non può non rappresentare oggi un potenziale (e per certi versi mancato) apriporta, uno dei primi esperimenti in assoluto a fare della tradizione (sia “classica” che “popolare”) un mezzo di evocazione.

Le nove miniature di cui si compone il disco abbattono infatti, fra le prime, quei confini che in un universo accademico avrebbero rappresentato all'epoca (e in parte ancor oggi) condizioni necessarie per la fruizione della musica. In primo luogo la concezione di musica stessa, ripudiata in favore di quella più ampia ed eterogenea di suono, all'interno della quale possono convivere coerentemente il canto lirico della lussuosa title track e il carillon elettronico della giocosa “Triboli Gao”, il recitato vocale narrante sulla base esotico-etnica di “La pista del Kidal” e il tribalismo di “Plus Nubiae”.

Non c'è più spazio per la struttura logica e per l'idea della musica come prodotto razionale: sulla strada inaugurata in precedenza (quasi solo) dai Popol Vuh, nonché in netto anticipo su tutto quel che i corrieri californiani avrebbero prodotto in quegli stessi anni, il trio italiano pone l'atmosfera e l'evocazione come uniche coordinate del proprio sound. E questo pur tenendosi ben più vicino a un'esperienza squisitamente cameristica, dunque prevedendo nell'attitudine un'evoluzione che a livello di sound era ancora da venire, elaborandone i presupposti a partire dalle origini.

Così nell'oscura “Djerat” il contatto arriva anche con le sperimentazioni tonali e timbriche del panorama colto tra Quaranta e Cinquanta, mentre la splendida “Oltre Cydamus” inietta effusioni orientali in un mantra à-la-Fricke. “Ultimi porti” sembra anticipare di almeno cinque anni il meglio della futura mania new age e la meditazione sciamanica de “I graffiti di Orione e delle Pleaidi” tende la mano ad Alio Die e alla sua sostanza spirituale sonora, con tanto di dedica (che è superfluo spiegare) a Henri Lothe.

Una gemma nascosta che ora torna a splendere, una cartina di tornasole in grado a posteriori di suggerire una serie di direttrici che avrebbe costituito l'ossatura dell'odierno concetto di musica atmosferica. Ma prima ancora di tutto questo e soprattutto, un disco bellissimo. Si è detto tutto tranne i nomi dei tre componenti di quest'esperienza misconisciuta e sotterranea, nomi che pronunciamo in chiusura così da riservare alla lettura un finale a sorpresa, che speriamo invogli ulteriormente ad approfondire: Francesco Paladino, Pier Luigi Andreoni, Riccardo Sinigaglia.

(23/09/2015)

  • Tracklist
  1. Garama
  2. La Pista Del Kidal
  3. Ultimi Porti
  4. Triboli Gao
  5. Plus Nubiae
  6. Oltre Cydamus
  7. Djerat
  8. Kaossen
  9. I Graffiti Di Orione E Delle Pleiadi (Dedicato A Henry Lothe)
Doubling Riders on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.