Gurun Gurun

Kon B

2015 (Home Normal) | experimental, free folk, elettroacustica

Pensiamo a quel senso di spaesamento di fronte all'assurdo realismo di un qualsiasi Magritte o, meglio ancora, all'entropia dei combine di Rauschenberg, accozzaglie di found objects senza filo logico né sequenzialità. Aggiungere e giustapporre, finché l'insieme non trova un significato nuovo e a sé stante, “altro” dalla somma delle parti.
Nell'arte in genere, il processo additivo è in grado di creare opere tanto enigmatiche quanto affascinanti, fortemente umane nella loro disordinata ricerca di senso. E deve aver funzionato più o meno così l'orchestrina fantasma riunita sotto il nome Gurun Gurun – poiché l'artwork vuole sempre la sua parte – e riascoltando “Kon B”, seconda prova in studio del progetto, faccio sempre più fatica a immaginare qualcosa di riconducibile a un'esperienza di qualsivoglia concretezza.

Un teatro kabuki impossibile: così mi sento di definire uno scenario astratto, tutt'altro che accomodante ma a suo modo cinematico, dove idealmente il morboso romanticismo di Kim Ki-Duk sposa la visionarietà di David Lynch. Tre cantanti giapponesi si alternano nella scrittura e interpretazione di nenie delicate e oniriche, senza mai vacillare da un tappeto di input elettroacustici tanto sfuggenti quanto inarrestabili.
Per contrasto, l'universo classico ribolle e si affaccia appena da questo magma sintetico, quieto e inesorabile: non sequitur di percussioni disordinate, colpi d'arco e sfregamenti estemporanei affiorano come brandelli di armonie sepolte da chissà quanto tempo. Ogni “voce” che si aggiunge, creando continue intersezioni tra generi apparentemente inconciliabili, non fa che rafforzare l'effetto di totale straniamento nell'ascoltatore – non sarà poi questo il vero incubo digitale, Holly?

Un garbuglio, beninteso, che appare tale soltanto dalla nostra parte: l'attrazione forzata degli opposti è infatti talmente conscia da non far sembrare “Kon B” l'esito di sessioni sperimentali, bensì il parto naturale di un illuminato e intrepido deus ex machina, capace di dare realmente lo stesso valore a componenti melodiche e atonali, sebbene a prevalere siano sempre le ultime – tanto che, giunti al solenne varco melodico di “Tsuki ni te”, c'è quasi la commozione di ritrovare una sponda “umana” dopo la strabordante marea artificiale.
“Beda Folten Supasuta” è l'ultima sinfonietta dell'assurdo, sfaldata ed echeggiante da principio a fine: il violoncello di Alexandr Vatagin e le viole da gamba di Irena e Vojtech Havel, ultime reminiscenze di un tempo che fu, richiudono lentamente una finestra che forse nella realtà non si è mai davvero aperta.

Un falso rompicapo, poiché non vi è nulla da capire: in questa wunderkammer futuristica si può solo entrare e osservare l'arredamento mutare d'aspetto sotto ai nostri occhi, mentre l'immaginazione torna a vivere di vita propria.

(21/10/2015)

  • Tracklist
  1. Atarashii hi
  2. Aoi
  3. Itsuka no Hoshi / Hia
  4. Shizumeru / Kiikii
  5. Koe / Sukuu
  6. Mado
  7. Tsuki ni te
  8. Beda Folten Supasuta
Gurun Gurun su OndaRock
Recensioni

GURUN GURUN

Gurun Gurun

(2010 - Home Normal)
Il debutto di un terzetto ceco col cuore rivolto all'estremo Oriente

Gurun Gurun on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.