Ecco di nuovo degli svedesi Logh. Finalmente. Giunti al terzo album dopo "Every Time A Bell Rings, An Angel Gets His Wings" del 2002 e "The Raging Sun" del 2003, il gruppo ha preferito, per questa nuova prova, tralasciare le tranquille melodie già presenti negli album precedenti, per concentrarsi pienamente su canzoni minimali e dirette. Minimali perché ogni singolo strumento (voce compresa) ha la stessa importanza e la stessa rilevanza degli altri. Per raggiungere questo risultato, il gruppo si è chiuso in studio, ha composto, arrangiato e suonato i pezzi per sei mesi e li ha incisi in presa diretta in una sola giornata (esattamente il 26 settembre 2004).
Se a qualcuno questa scelta può piacere, il disco ne risente un po', mantenendo un suono sempre uguale e dove il vocalist Mattias Friberg sembra forse troppo concentrato a cantare e suonare insieme senza sbagliare, dimenticandosi di lasciar trasparire un minimo di emozione in più. O forse è il suo algido modo di essere tremendamente svedese. Forse non lo sapremo mai...
Rimane il fatto che "A Sunset Panorama" è un disco lirico e intimista, canzoni sussurrate e poco suonate come "Bring On The Ether" (uno dei picchi della raccolta), "The Big Sleep", e "Ahabian" si alternano ad altre più complesse come "My Teacher's Bed", "A Sunset Night Fight", "Trace Back the Particle Track" (che fa venire in mente i nostrani
Giardini di Mirò) e "Desinymanifesto", brano orecchiabile e quasi pop che piacerà ai fan dei Doves e a chi rimane in perenne attesa del prossimo singolo dei
New Order (non per niente è la traccia di cui le radio si sono innamorate).
Mattias Friberg (che a tratti può ricordare
Ed Harcourt) si espone molto raccontandoci di paure, angosce, depressione e disillusione e dando l'impressione di confessarsi direttamente all'ascoltatore. Questi brani sembrano una sorta di diario, di quel che è successo nel passato e che aspetta di svanire per lasciare spazio al presente.
Probabilmente si poteva fare di meglio, ma questa prova è stata superata anche perché dimostra una crescente maturazione del percorso che i Logh hanno intrapreso anni fa.
Un lavoro con tutti i limiti di chi prende la decisione della presa diretta in una giornata, ma comunque un buon disco dalle chitarre pulite. Un dvd in allegato racconta la fase di registrazione, dove si scopre un gruppo timido, composto e troppo concentrato sul suonare bene per atteggiarsi da rockstar o regalarci un sorriso, dove le uniche stravaganze che si concedono sono un vaso di rame e un tamburello.
Solo, mi domando: ma se li incontrassi per la strada e tentassi di spettinarli, cosa succederebbe?