“Dreaming In Gamelan” è un progetto coltivato per anni e finalmente diventato realtà, un disco frutto di una passione condivisa per il gamelan
indonesiano. Autori sono il pluripremiato Bill Brennan, pianista compositore e direttore musicale con all’attivo ben 130 album, e Andy McNeill, un musicista canadese dal cospicuo curriculum e più incline all’elettronica (nel suo primo album, tra gli ospiti, Isabella Rossellini).
Il primo germe dell’opera è datato 2001, una colonna sonora per un documentario sulla nanotecnologia e la biotecnologia, brani brevi e funzionali al loro ruolo di sottofondo per immagini che man mano hanno assunto vita propria. In seguito, tra ampliamenti, aggiunte di strumenti e una serie di improvvisazioni e rielaborazioni dei temi originali, ha preso vita l’intero album.
L’intenzione dei due musicisti era quella di non fermarsi all’originario valore cerimoniale delle orchestre indonesiane di gamelan, ma di inserirlo in un contesto musicale più ampio ed elaborato.
Due metallofoni (il
panerus e il
peking), un gong (
Jengglong), un vibrafono e uno strumento a percussione (il
bonang) sono le risorse utilizzate da Brennan e McNeill per un’ipnotica e suggestiva mini-sinfonia immaginaria.
Già dalle prime note di “Tunnels Of Light” elementi acustici ed elettronici si fondono con risultati inaspettati, passando da soluzioni chamber-folk in chiave folktronica (“Cloud Forest”) a caliginose pagine a metà strada tra neoclassica e
field recording (“Journey Ahead”), senza mai sconfinare del tutto nella musica ambient.
A brani più
folk-oriented (“Temple”) il duo alterna pagine meno convenzionali, impreziosite dal violino di Hugh Marsh (“Tunnels Of Light”, “Morning Beams”), per poi affidare ai dieci minuti abbondanti dell’ultimo brano “Reverie” un’atipica e suggestiva destrutturazione della musica
gamelan. Un processo di sottrazione già avviato in “Dawn Invocation” e nella eterea “Golden Voices” e che nella pagina conclusiva di “Dreaming In Gamelan” assume le sembianze di una stratificazione ambient sulle orme di
Jon Hassell e
Brian Eno.