Bruce Springsteen a Minneapolis con Tom Morello inaugura il Land of Hope & Dreams Tour – Guarda i primi 10 minuti e l’omaggio a Prince con “Purple Rain”
Bruce Springsteen ha inaugurato ieri sera al Target Center di Minneapolis il tour americano "Land Of Hope And Dreams" con uno dei concerti più esplicitamente politici della sua carriera recente. Fin dalle prime battute è stato chiaro che non si sarebbe trattato di una normale ripartenza dal vivo: l’apertura con "War", rilettura del classico portato al successo da Edwin Starr e già entrato da tempo nel repertorio springsteeniano, ha dato subito al concerto un tono di mobilitazione e denuncia. Poco dopo sono arrivate "Born In The U.S.A." e "Death To My Hometown", entrambe con Tom Morello sul palco, presenza centrale in una serata costruita attorno a un’idea precisa di America, delle sue fratture e del suo declino politico e morale. Ecco qui sotto i primi 10 minuti del concerto di Springsteen.
La scelta di Minneapolis ovviamente non è casuale, e non solo per il clima generale del debutto. Nel corso dello show Springsteen ha infatti eseguito per la prima volta con la E Street Band "Streets Of Minneapolis" e ha inserito anche una rara versione di "Purple Rain", omaggio a Prince affidato anche all’assolo di Morello. È stato uno dei momenti più significativi della serata, non tanto per l’effetto sorpresa quanto per il suo peso simbolico: un tributo radicato nel luogo stesso in cui veniva eseguito, dentro un concerto che ha usato continuamente il contesto per rafforzare il proprio messaggio.
Ancora più nette delle canzoni sono state le parole. Springsteen ha accompagnato diversi passaggi del live con discorsi durissimi contro l’attuale situazione americana, parlando di valori democratici messi in discussione, di guerra illegale, di deportazioni, di abuso del potere esecutivo, di corruzione alla Casa Bianca e di un paese che, agli occhi del mondo, rischia di trasformarsi in una potenza predatoria e imprevedibile. Nel suo intervento ha chiamato in causa anche la crisi del sistema giudiziario, il ridimensionamento degli aiuti internazionali, l’abbandono della Nato e il tentativo di riscrivere o ripulire la storia nazionale nei musei. Il punto centrale del discorso, ripetuto con insistenza, è che tutto questo non appartiene a uno scenario futuro o astratto, ma sta accadendo adesso.
In questo quadro ha assunto un significato preciso anche la presenza di brani come "American Skin (41 Shots)", "Long Walk Home", presentata come una preghiera per il paese, e "The Ghost Of Tom Joad", tutti titoli che da anni rappresentano il lato più civile e accusatorio del suo catalogo. La parte finale del concerto ha tenuto insieme energia e dichiarazione d’intenti, con "Badlands" e "Land Of Hope And Dreams" a rilanciare l’idea di una resistenza collettiva. La chiusura con "Chimes Of Freedom" di Bob Dylan ha poi spostato il tono su un piano quasi programmatico, con Springsteen a invitare il pubblico a tornare a casa, abbracciare le persone care e il giorno dopo trovare un modo concreto, pacifico ma fermo, per difendere gli ideali democratici americani. Il tour è appena partito, ma la linea è già chiarissima.
Ecco la scaletta eseguita da Springsteen a Minneapolis:
War Born in the U.S.A. Death to My Hometown No Surrender Darkness on the Edge of Town Streets of Minneapolis The Promised Land Out in the Street Hungry Heart Youngstown Murder Incorporated American Skin (41 Shots) Long Walk Home House of a Thousand Guitars My City of Ruins Because the Night Wrecking Ball The Rising The Ghost of Tom Joad Badlands Land of Hope and Dreams
Born to Run Bobby Jean Dancing in the Dark Tenth Avenue Freeze-Out Purple Rain Chimes of Freedom