Lucio Battisti ha dovuto lottare tutta la vita contro pregiudizi e falsi miti sul suo conto. Uno dei più noti riguarda la sua presunta appartenenza politica. Il cantautore di Poggio Bustone, infatti, soprattutto nel dibattito italiano degli anni Settanta, è stato a lungo incasellato come un artista “di destra”. Un’etichetta del tutto arbitraria, costruita su suggestioni forzate che oggi fanno sorridere. I testi delle sue canzoni degli anni 70, firmati da Mogol, evitavano il linguaggio dell’impegno politico esplicito, privilegiando una dimensione sentimentale, privata, spesso concentrata sull’esperienza amorosa. In un contesto in cui la canzone d’autore veniva letta anche come strumento ideologico, questa scelta fu interpretata da una parte della critica come disimpegno, se non come adesione implicita a un orizzonte conservatore.
A rafforzare il sospetto contribuirono alcuni versi, isolati e forzati oltre il loro significato. In "La collina dei ciliegi" affiora quel “planando sopra boschi di braccia tese”, immagine lirica che qualcuno volle leggere grottescamente come allusione a una iconografia fascista. In "La canzone del sole", il passaggio “mare nero, mare nero” fu accostato arbitrariamente a simbologie politiche, ignorando il contesto del racconto sentimentale (“tu eri chiara e trasparente come me”). A queste letture si aggiunsero dicerie mai dimostrate, come presunti finanziamenti al Msi, e persino una fotografia interpretata come saluto romano, quando si trattava di un gesto rivolto al pubblico durante un concerto. Il risultato fu una costruzione ideologica priva di fondamento, alimentata da un clima plumbeo e polarizzato.
Paradossalmente, però, a censurare Battisti fu proprio un regime di destra, quello della Spagna di Francisco Franco. Negli anni Settanta, mentre il cantautore laziale era ampiamente diffuso nella penisola iberica - trasmesso in radio e televisione sia in italiano sia in versione tradotta - i suoi dischi furono sottoposti al controllo sistematico degli organi del Ministero dell’Informazione e del Turismo. La rivelazione è contenuta nel libro del critico musicale iberico da Xavier Valiño “Veleno in dosi camuffate: la censura nei dischi pop durante il franchismo”, edito da Milenio. A quanto pare, la censura franchista, attiva fino al 1977, interveniva su tre ambiti principali: sessualità, religione e morale pubblica. E i provvedimenti nei confronti di Battisti riguardarono almeno quattro pubblicazioni.
Nell’album "Anima Latina" (1974) venne eliminata "Anonimo", giudicata esplicita sul piano erotico. I versi incriminati recitavano:
Nascosti giù al fosso
complice il sesso
a misurarsi,
a masturbarsi un po’...
Sudore che diventa alloro. Amore mio...
Fermarsi poi ad un tratto
lottar col reggiseno
In "Amore e non amore" (1971) la censura colpì sia la grafica sia i contenuti. La copertina originale, in cui Battisti appare in primo piano con alle spalle il lato B della sua fidanzata, fu modificata nella versione spagnola, eliminando l’immagine, ritenuta indecorosa. Anche i titoli del 33 giri subirono interventi: "Una poltrona, un bicchiere di cognac, un televisore. 35 morti ai confini tra Israele e Giordania" fu ridotta a "Una poltrona", cancellando il riferimento geopolitico. Il brano "Supermarket" venne proibito per ambiguità ritenute allusive:
Comprerò le banane, le banane comprerò...
Anche tu ami tanto le banane
Ulteriori interventi riguardarono "Il nostro caro angelo" (1973). La copertina originale, con un bambino nudo e due figure femminili (una in bikini, l’altra a seno scoperto), fu completamente rimaneggiata: il bambino scomparve, una delle donne fu eliminata e l’altra venne ridisegnata vestita. Anche il brano "Le allettanti promesse" fu censurato per contenuti giudicati offensivi verso la morale e la religione:
Perché tu non vieni insieme a noi...
La domenica la messa finalmente sentirai...
Sì ma non è vita questa qua...
e se parli a una ragazza che è già stata fidanzata
loro ti mettono due timbri: ruffiano e prostituta
Last but not least, la chicca del censore spagnolo: nel 45 giri “La collina dei ciliegi” e “Il nostro caro Angelo” la copertina fu ridotta a un’immagine neutra con due ciliegie, eliminando qualsiasi possibile ambiguità visiva.
Le canzoni di Mogol e Battisti, del resto, insistevano su un immaginario sensuale piuttosto esplicito: desiderio, attrazione, tensione erotica. Una concentrazione quasi esclusiva sul tema amoroso che, nel clima degli anni Settanta, attirò critiche da più fronti. Una parte della sinistra, soprattutto extraparlamentare, vi lesse una forma di disimpegno, se non di estraneità ai conflitti sociali. Alcuni ambienti femministi interpretarono quelle canzoni come riduttive o sbilanciate, accusandole di fissarsi su una visione elementare dei rapporti tra uomo e donna.
Insomma, se nell'Italia degli anni Settanta, Lucio Battisti era considerato poco “politically correct” dalla cultura di sinistra egemone, fu proprio, sotto una dittatura di destra, in Spagna, che la sua opera apparve più indigesta, subendo una pesante censura. I testi dei suoi brani, infatti, focalizzati sull’intimità, sul desiderio e sulle contraddizioni dei rapporti umani, risultavano incompatibili con l’ortodossia religiosa e con il controllo sociale del franchismo.
Battisti il “non allineato” non aderì mai un programma ideologico né cercò legittimazione politica. Proprio questa autonomia lo rese oggetto di fraintendimenti opposti. Un artista libero, interpretato secondo categorie che non gli appartenevano.