I francesi Art Zoyd sono un ensemble sperimentale senza paura, che ha sempre operato in una dimensione completamente propria. Tra i protagonisti del movimento Rock In Opposition, hanno attraversato decenni di trasformazioni al punto che, già pochi anni dopo gli esordi, la band era profondamente diversa rispetto a quella delle origini.
La prima incarnazione del gruppo nacque nel 1969 a Valenciennes, nel nord della Francia. Pur muovendosi già ben al di fuori dei canoni del mainstream, gli Art Zoyd erano ancora, almeno formalmente, una rock band, dedita a una musica progressiva influenzata da artisti come Frank Zappa e Captain Beefheart.
Sia la formazione sia lo stile iniziarono però a cambiare rapidamente, in un processo che avrebbe accompagnato l’intera storia del gruppo. Nel 1971 un importante ricambio di organico portò all’uscita di alcuni membri fondatori e all’ingresso del violinista e tastierista Gérard Hourbette e del bassista e violoncellista Thierry Zaboitzeff. Dal 1975 furono proprio Hourbette e Zaboitzeff a guidare la svolta verso un nuovo approccio musicale.
La prima versione degli Art Zoyd riconoscibile come quella che oggi conosciamo abbandonò definitivamente gli elementi tipici del rock, rinunciando a chitarre, batteria e strutture compositive convenzionali per abbracciare una visione radicalmente proiettata verso il futuro. La formazione si basava su violini, tromba e basso, creando un’atmosfera da musica da camera d’avanguardia. Restavano alcune tracce dell’influenza del progressive rock più sperimentale, sulla scia di King Crimson e Magma, ma il gruppo guardava soprattutto ai compositori della musica colta contemporanea e agli artisti sonori più originali.
Nel 1976 uscì il primo album degli Art Zoyd, “Symphonie Pour Le Jour Ou Bruleront Les Cites”, pubblicato dall’etichetta AZ Production Michel Besset. Poco dopo il gruppo iniziò a esibirsi in tutta la Francia aprendo i concerti dei connazionali Magma. Quando pubblicò il secondo LP, “Musique Pour L’Odyssee” (1979), gli Art Zoyd erano ormai entrati a far parte del movimento Rock In Opposition (RIO), insieme agli inglesi Henry Cow, agli italiani Stormy Six, ai francesi Etron Fou Leloublan, ai belgi Univers Zero e agli svedesi Zamla Mammaz Manna. Nato l’anno precedente, il RIO era una cooperativa che riuniva musicisti accomunati dalla volontà di creare una musica lontana dalle convenzioni e di sovvertire i tradizionali meccanismi dell’industria discografica. Per scelta sarebbe rimasto un fenomeno sotterraneo, ma destinato a esercitare un’influenza enorme sulla musica d’avanguardia internazionale.
Negli anni Ottanta gli Art Zoyd si esibirono in tutta Europa, consolidando la loro reputazione come uno dei più importanti ensemble della scena progressiva. Il 1983 segnò una svolta decisiva, quando furono incaricati di comporre le musiche per il balletto “Le marriage du ciel et de l’enfer” del coreografo Roland Petit, rappresentato al Festival della Scala di Milano e al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi. Fu il primo passo nel mondo degli eventi multimediali, destinato a diventare una componente fondamentale della loro attività: negli anni successivi firmarono colonne sonore per film muti, spettacoli teatrali, performance di danza e numerosi altri progetti in tutta Europa, raggiungendo un pubblico sempre più ampio.
Mentre la formazione continuava a cambiare costantemente, gli Art Zoyd ampliarono anche il proprio raggio d’azione, esibendosi dall’Hong Kong al Giappone, dall’Australia agli Stati Uniti. Divennero particolarmente celebri per le loro musiche destinate al cinema, componendo nuove colonne sonore per classici del muto come “Nosferatu”, “Faust” e “Häxan (Witchcraft Through the Ages)”.
L’uscita di Thierry Zaboitzeff nel 1997 segnò la fine di un’epoca, ma non rallentò minimamente il percorso del gruppo. Una delle innovazioni più importanti fu l’apertura del loro studio e del loro processo creativo ad artisti esterni, dando vita a una lunga serie di collaborazioni. Tra le prime ci fu “Dangereuses Visions”, realizzata insieme all’Orchestre National de Lille e caratterizzata dall’integrazione di musica, video e altri linguaggi artistici. Lo spettacolo fu rappresentato in numerose città, da Maubeuge al Messico, raggiungendo oltre 20.000 spettatori.
Nel nuovo millennio questo tipo di collaborazioni divenne il fulcro dell’attività degli Art Zoyd. Tra i progetti principali figurò “Experiences de Vol” (“Flight Experiences”), sviluppato insieme al collettivo belga Musiques Nouvelles. Da questa collaborazione nacque il Cross-Border Center for the Production and Creation of New Music, un centro dedicato alle residenze artistiche che avrebbe favorito la realizzazione di decine di nuove opere. Nel 2001 debuttarono inoltre le musiche degli Art Zoyd per il capolavoro di Fritz Lang “Metropolis”, mentre Gérard Hourbette firmò la colonna sonora di “Schrödinger’s Cat”, progetto della coreografa statunitense Karole Armitage realizzato con il Ballet National de Nancy.
Nel frattempo la discografia del gruppo continuò ad ampliarsi e le colonne sonore cinematografiche divennero alcune delle loro pubblicazioni più apprezzate. Nel 2005 gli Art Zoyd si spinsero ancora oltre con “Armageddon”, un progetto che metteva alla prova tanto la tecnologia quanto l’arte. In collaborazione con Musiques Nouvelles e con il tecnico di robotica Louis-Philippe Demers, il gruppo realizzò infatti la prima operetta interpretata da robot.
Negli anni successivi gli Art Zoyd presentarono al Museo del Louvre le musiche per il film “The Fall of the House of Usher”, crearono l'”opera parlata” “Kairo”, ispirata a un romanzo di Kiyoshi Kurosawa, e realizzarono anche uno spettacolo destinato ai più giovani, “A demi endormi déjà”, tratto da un racconto di Célia Houdart con illustrazioni di François Olislaeger.
Il percorso sembrò chiudere idealmente un cerchio con il concerto per il “44 1/2 Birthday” degli Art Zoyd, tenuto nel 2015 al Rock In Opposition Festival di Carmaux, in Francia. L’evento, principale attrazione del festival, riunì musicisti appartenenti a numerose incarnazioni della band, che nell’arco di tre serate ripercorsero i momenti più significativi dei 44 anni e mezzo di attività del gruppo. In quell’occasione nacque anche la collaborazione con l’etichetta discografica americana Cuneiform Records. Il festival, organizzato da Michel Besset, lo stesso che con la sua etichetta aveva pubblicato il primo album degli Art Zoyd, offrì infatti il contesto ideale affinché Steve Feigenbaum della Cuneiform e la band discutessero la realizzazione di un tributo definitivo alla straordinaria carriera del gruppo: un cofanetto destinato a raccogliere tutto il materiale dal vivo e tutte le registrazioni inedite, comprese le rarità più preziose della loro storia.