Boy George lascia “Jesus Christ Superstar” dopo le polemiche per la canzone filo-israeliana

31-07-2026

Boy George ha rinunciato al ruolo di re Erode nella nuova produzione di “Jesus Christ Superstar“, in programma al London Palladium di Londra. L’annuncio è stato dato dal suo manager Paul Kemsley, che ha spiegato di aver preso la decisione “dopo un’attenta riflessione”, sottolineando che il ritiro è avvenuto “nel massimo rispetto” della produzione e del cast, così da permettere allo spettacolo di restare al centro dell’attenzione. Il cantante dei Culture Club avrebbe dovuto debuttare nel ruolo tra il 3 e il 15 agosto.
La decisione arriva a pochi giorni dalle forti polemiche suscitate da “We Will Dance Again“, brano realizzato con il supporto dell’intelligenza artificiale e dedicato alle vittime dell’attacco di Hamas al Nova Music Festival del 7 ottobre 2023. Nel testo, Boy George sostiene la risposta militare israeliana a Gaza, respinge l’uso del termine “genocidio” per descrivere il conflitto e critica gli artisti che hanno espresso solidarietà alla popolazione palestinese.
Il brano, condiviso sui social con l’hashtag #shalom, ha scatenato un acceso dibattito ed è stato successivamente rimosso dalle piattaforme online.
La produzione di “Jesus Christ Superstar”, con musiche di Andrew Lloyd Webber e testi di Tim Rice, non ha ancora annunciato chi sostituirà Boy George nel ruolo di re Erode. Lo spettacolo resterà in scena al London Palladium fino al 5 settembre.

We Will Dance Again” prende apertamente posizione a favore di Israele e contesta la definizione di “genocidio” riferita all’offensiva militare israeliana nella Striscia di Gaza. Il titolo richiama uno degli slogan diventati simbolo della resilienza israeliana dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 al festival musicale Nova, nel quale centinaia di persone furono uccise e numerosi partecipanti presi in ostaggio. La stessa espressione è stata utilizzata anche come titolo di un documentario del 2024 dedicato a quella tragedia.

I versi

La presa di posizione di Boy George è esplicita fin dai versi iniziali: “You say genocide / I say war / When you’re attacked / That’s what the army is for”, ovvero: “Tu dici genocidio, io dico guerra. Quando vieni attaccato, è a questo che serve un esercito”. Nel testo il leader dei Culture Club presenta quindi l’operazione militare israeliana come una risposta agli attentati del 7 ottobre e respinge le accuse di genocidio rivolte allo Stato ebraico.
Il cantante critica inoltre gli artisti che hanno espresso solidarietà alla causa palestinese, accusandoli di avere una memoria selettiva e di lasciarsi influenzare dalla propaganda online: “You condemn the Jews, with selective memory/ Musicians holding flags, mouthing like sheep/ Propaganda fuelled by the Internet feels so weak”. In altri passaggi ricorda le violenze compiute durante l’attacco di Hamas, citando gli stupri e gli omicidi avvenuti il 7 ottobre.