Dopo così tanti anni con la chitarra in mano a calcare le scene indipendenti di tutto il mondo, cosa potrebbe dirci ancora Isaak Brock? Si divertirà ancora a suonare indie rock e a ripetere le stesse formule? La decima prova dei suoi Modest Mouse risponde positivamente a queste domande fin dall’incipit – “We’ve been eating our own/ We’ve been eating our young/ We’ve been eating our own young” – ritornando all’autoproduzione, proseguendo la proficua scia del songwriting maturo di “The Golden Casket” (Epic, 2021) e onorando la dipartita dello storico batterista Jeremiah Green.
“An Eraser And A Maze” in fondo è la sintesi delle soluzioni compositive e di arrangiamento più brillanti della band, ormai di stanza a Portland, tra brani più scanzonati e irriverenti (“Picking Dragon’s Pockets”), ballate fin troppo groovy (“Remember Yourself”), riffoni rock orecchiabili à-la “Good News For People Who Love Bad News” (“Life’s A Dream”) e irriverenti à-la “The Lonesome Crowded West” (“Speak And Spell [Or Note]”, “Rotten Fruit”).
Queste formule ritornano e si intersecano dentro l’album, arricchite da sapienti elementi di arrangiamento – come i cori nella ballad “Third Side of the Moon”, il doppio registro della marcetta folk/rock “Dogbed In Heaven/ Give It A Skeleton” e la gang fischiettante di “Rotten “Fruit” – e riflessioni esistenziali a tratti fataliste (“Knocked down by waves/ Well, I’m not just any door, I’m an open door who won’t close no more”).
Delizioso il passaggio strumentale di “Interlude” a precedere “I Cant’ Talk Right Now”, uno dei brani più originali e riusciti dell’album nel suo miscelare toni e stilemi di genere, così come i riff e le figure ritmiche new wave di “Absolutely Necessary Never”, che richiamano altre traiettorie stilistiche in ambito indie come “Reflektor” degli Arcade Fire, “Song About Nothing” e “Look How Far”, con le classiche sbavature e note grottesche che caratterizzano la musica di Brock e soci arricchite dal drumming di Janet Weiss.
In questa vena chiude l’album “Impossibile Someday”, canzone wave e indie che, col suo riff all’unisono suona come un tributo ai Cure degli anni Zero. Quindi sì, i Modest Mouse sembrano divertirsi e, soprattutto, divertirci ancora, invitandoci a prenderci meno sul serio durante le nostra “seconda età” della vita e assai sul serio in studio di registrazione, dove restano magistrali produttori del sound indie più eclettico.
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04/08/2026