Con il tempo anche i più distratti hanno imparato ad apprezzare non solo le pregevoli qualità vocali di Rhiannon Giddens, ma anche il rigore stilistico con il quale, già dagli esordi con i Carolina Chocolate Drops, l’artista ha ridonato vita alla tradizione blues e country con uno stile mai accademico.
Rispettando la cadenza quasi sempre biennale, il nuovo album “Hope Is the Thing with Feathers” raccoglie, con la consueta visione d’insieme, un’elegante selezione di brani originali e classici.
A far da collante alle dieci tracce è il tema della fratellanza e della comunità, da sempre parte fondante della visione artistica di Rhiannon Giddens. Non è dunque casuale che per le registrazioni, effettuate dal vivo negli studi Cypress House in Louisiana, l’artista abbia radunato i tanti collaboratori che l’hanno accompagnata nei molteplici progetti discografici, mentre a reggere le fila produttive è ancora una volta il fedele Dirk Powell.
Per il titolo dell’album la Giddens si è affidata a un verso estratto da una poesia di Emily Dickinson; la musica attinge maggiormente alla tradizione, con banjo e violino a far da supporto principale alla splendida voce, mettendo insieme dolorosi spiritual degli schiavi afroamericani (“Walk With Me”), classici rivisitati con un’essenzialità espressiva tanto intensa quanto struggente (“Freight Train” di Elizabeth Cotten) e brani inediti che non temono il confronto con il passato (la traccia d’apertura “Angel Fire Rise”).
Con “Hope Is the Thing with Feathers” Rhiannon Giddens accantona la sontuosa messa in scena dei precedenti album per un approccio più confidenziale e diretto: la voce è in primo piano, come a voler sottolineare la rilevanza della parola. Sono sufficienti il magico suono della fisarmonica di Francesco Turrisi nella title track o il dialogo tra banjo e violino nel gospel-blues di “Step Away Blues” per restare ammaliati dalla rara intensità espressiva del progetto.
Musicalmente più ricco, ma egualmente toccante, il singolo “Carolina Rain” ha tutte le caratteristiche del potenziale futuro classico dell’autrice. Resta invece essenziale l’approccio a brani tradizionali come “High On A Mountain”, ed esuberante nel primitive folk di “Cluck Old Hen”, un pezzo che più di altri mette in risalto il senso di condivisione che ha pervaso le registrazioni live dell’album.
In questo ritorno alle radici non poteva mancare il brano di Pura Fé “Going Home”, un blues viscerale e ancestrale che risuona come un monito per chi ha dimenticato la lunga storia di sofferenze di chi è stato strappato alla propria terra d’origine — un tema che ritorna potente in “Wish In Vain”, un’invocazione che si fa grido corale.
“Hope Is the Thing with Feathers” è, in definitiva, un ricamo di luce e polvere, una preghiera sussurrata al vento del Sud che trasforma il dolore antico in una promessa di domani. In questo disco la Giddens non si limita a cantare la storia: la respira, la culla e ce la consegna nuda, spogliata di ogni artificio. Le sue canzoni diventano così fili invisibili che uniscono le anime, pagine imprescindibili di una delle voci più autorevoli e autentiche delle radici americane.
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30/09/2026