I Beatles dopo i Beatles. L'argomento, già al centro della puntata di Rock in Onda "
When we was (still) Fab", è stato ripreso stavolta dal magazine Ultimate Classic Rock, che si è lanciato in una insidiosa selezione, scegliendo per ognuno dei quattro ex-Beatle (Paul McCartney,
John Lennon,
George Harrison e
Ringo Starr) il disco migliore e il peggiore della sua produzione solista.
"Il miglior album solista di
George Harrison è anche il suo maggiore successo commerciale, mentre il peggior disco solista di
John Lennon coincide con il suo titolo meno venduto dell’era post-Beatles - ricorda Ultimate Classic Rock nell'introduzione - Ma, osservando nel complesso la vasta produzione solista dei Beatles, emerge un dato costante: i dischi più venduti non sono sempre i migliori e quelli meno fortunati in classifica non sono necessariamente i peggiori. Con oltre sessanta album solisti pubblicati complessivamente, le carriere individuali dei quattro ex-Beatle mostrano spesso scarti evidenti tra successo commerciale, ricezione critica e valore artistico. Fanno eccezione soprattutto i dischi di Ringo Starr, per i quali giudizi e risultati di vendita tendono più frequentemente a coincidere".
Ecco dunque la sintesi dei migliori e peggiori album solisti di ciascun ex-Beatle, secondo Ultimate Classic Rock (
qui il servizio completo).
John Lennon
Migliore: "Plastic Ono Band" (1970)
Peggiore: "Some Time In New York City" (1972)
George Harrison
Migliore: "All Things Must Pass" (1970)
Peggiore: "Somewhere In England" (1981)
Ringo Starr
Migliore: "Ringo" (1973)
Peggiore: "Ringo The 4th" (1977)
Paul McCartney
Migliore: "Ram" (1971)
Peggiore: "Give My Regards To Broad Street" (1984)
Dopo l'annuncio di McCartney, che il 10 aprile 1970 suggella la fine dei Fab Four, si aprono nuove strade per i quattro Beatles. Paul vincerà il suo isolamento con la moglie Linda e gli Wings, per poi proseguire una lunga carriera solista, tra trionfi, eccentricità e flop; Lennon si rifugerà nella sua love-story con Yoko Ono e nelle sue battaglie politiche, lasciando almeno un paio di album memorabili, fino a quei terribili cinque spari di Mark Chapman dell'8 dicembre 1980; Harrison proseguirà la sua fuga dal "material world" con le sue ballate sognanti e spirituali, fino al suo commovente addio al mondo nel 2001; Starr resterà l'eterno outsider, lontano dai riflettori ma in grado di piazzare qualche zampata vincente, anche con l'aiuto dei vecchi amici. Quattro percorsi nati dalla più traumatica delle separazioni ma che spesso finiranno per convergere, nel nome di un marchio leggendario.