Radiohead: rabbia dei fan per l’affaire-biglietti. I precedenti Black Sabbath e Oasis: quando la corsa ai ticket è un’odissea

13-09-2025

Tornano in tour Radiohead e, con loro, la consueta frenesia per assicurarsi un posto a uno dei loro concerti. Dopo sette anni di assenza dai palcoscenici, la band inglese ha annunciato un tour europeo che toccherà anche l’Italia, con quattro date a Bologna previste per il 14, 15, 17 e 18 novembre. Ma ciò che avrebbe dovuto essere un momento di festa per i fan si è trasformato in un’esperienza frustrante, fatta di lunghe attese, codici di accesso e siti di vendita in crash.

Biglietti in fumo

La vendita dei biglietti, gestita dalla band di Oxford tramite un sistema pensato per limitare l’intervento dei bot e prevenire il bagarinaggio, ha richiesto una registrazione preliminare sul sito ufficiale. 
Mercoledì 10 settembre, chi è stato selezionato ha ricevuto via mail il proprio codice, che ha permesso di entrare nella coda ufficiale di acquisto alle 11 in punto di ieri. Ogni codice dava diritto ad acquistare fino a quattro biglietti per un solo show nella città scelta. Chi è rimasto escluso è finito invece automaticamente in lista d’attesa con la possibilità di ottenere un nuovo codice solo se si fossero liberati biglietti. Inoltre, per evitare la rivendita selvaggia, i biglietti potranno essere ceduti solo attraverso un sistema ufficiale predisposto dalla band, che li rimette in vendita al prezzo originale per altri fan.
Nonostante queste misure, la vendita è stata caotica. Molti siti di ticketing sono andati in crash per l’eccessivo traffico, lasciando gli utenti fuori senza possibilità di rientrare. I codici non sono sempre arrivati, e alcuni sono stati recapitati a persone residenti in Paesi senza date in programma, come Stati Uniti e Canada.
Molti fan, delusi, hanno espresso il loro disappunto sui social: “Incredibilmente ingiusto”, “Mi sento ingannato”, “Il sistema non funziona”, sono solo alcuni dei commenti più diffusi. Alcuni hanno raccontato di essere stati esclusi dalla coda dopo aver seguito correttamente tutte le procedure, mentre altri hanno trovato biglietti disponibili solo su siti di secondary ticketing a prezzi enormemente maggiorati, fino a 2.000 euro. 

I precedenti: Black Sabbath, Oasis & C.

Ma non si tratta certo di un caso isolato. La stessa frustrazione si era registrata con la reunion dei Black Sabbath il 5 luglio scorso, quando i biglietti furono esauriti in pochi minuti e subito rivenduti a cifre triplicate. Situazioni analoghe si sono verificate per gli Oasis e altri eventi molto attesi. Anche in questi casi, i fan hanno denunciato pratiche scorrette e prezzi gonfiati, con biglietti spariti in pochi minuti e ricomparsi online a cifre anche tre volte superiori.
La percezione comune tra i fan è che il sistema favorisca i bagarini digitali, lasciando i veri appassionati ai margini di una vera e propria corsa a ostacoli.
I Radiohead, consapevoli di questo problema, hanno condannato apertamente il secondary ticketing e i venditori che sfruttano l’evento a scopo di lucro. La manager della band, Julie Calland, ha sottolineato come il gruppo abbia sempre cercato di proteggere il pubblico dai bagarini, nonostante l’assenza di una legislazione rigorosa che possa regolamentare efficacemente il fenomeno. I biglietti, ha spiegato, potranno essere trasferiti solo attraverso un sistema ufficiale, che li rimette in vendita al prezzo originale per altri fan.
La rabbia dei fan, tuttavia, è palpabile. I social della band sono stati invasi da commenti di delusione e amarezza, al punto che i gestori hanno dovuto limitarne la visibilità. Molti lamentano la perdita di entusiasmo per i concerti in generale: “La musica dovrebbe essere un piacere, accessibile a tutti. Se dobbiamo anche combattere per un semplice biglietto, non ne vale più la pena”, scrive un utente. Altri aggiungono: “Sarebbe meglio vendere i biglietti in maniera normale. L'assenza di feedback è una mancanza di rispetto”.

Limiti tecnologici

Il problema, spiegano gli esperti, è anche la complessità dei sistemi di vendita moderni. Preregistrazioni obbligatorie, codici unici, geolocalizzazione, code virtuali che durano ore e timer che espellono automaticamente chi sbaglia un clic rendono l’acquisto dei biglietti un compito da veri e propri “speedy Gonzales digitali”. L’obiettivo dichiarato è quello di ridurre l’intervento dei bot, ma il risultato è spesso frustrante anche per chi segue tutte le procedure correttamente.
Per i fortunati che sono riusciti a ottenere i codici e a completare l’acquisto, i Radiohead promettono uno spettacolo memorabile nelle quattro date italiane. I biglietti per i concerti bolognesi andavano dai 70 ai 135 euro, con posti vip a 255 euro, prezzi in linea con le altre date del tour.
Per molti altri, però, l’esperienza d’acquisto resta un trauma digitale: siti in crash, biglietti esauriti in pochi minuti e rivendite a prezzi folli alimentano la sensazione che assistere a un concerto sia ormai un privilegio per pochi. Insomma, assistere a un concerto è diventato un esercizio di pazienza, fortuna e strategia digitale. Anche quando le band cercano di proteggere i propri fan da bagarini e rivenditori, la sensazione è che solo pochi riescano a vivere l’esperienza in maniera serena. E mentre i siti di secondary ticketing continuano a prosperare, la frustrazione del pubblico aumenta.

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